La lunga strada della mobilità sostenibile

 

Anche quest’anno, durante la ‘Settimana Europea della Mobilità Sostenibile’, non sono mancati diversi eventi tematici lungo tutto lo stivale. Altre iniziative si susseguiranno nei giorni successivi ma qual è lo stato dell’arte della mobilità nel nostro Paese?

La prima cosa che spicca è la varietà dei progetti, in genere congeniali al territorio specifico, nei quali ci si imbatte. Contestualmente, però, è evidente la mancanza di una regia comune. In queste occasioni si elencano i finanziamenti ottenuti dalle iniziative più meritevoli ma nei programmi di Comuni e Province, la mobilità sostenibile sembra destinata ad essere regolarmente sorpassata dalle altre priorità.

Il quadro giuridico relativo, alla fine degli anni ’90, individuò la tematica con un aggettivo tanto complesso quanto fumoso: ‘interministeriale’. È del 1998 infatti il decreto riguardante la mobilità sostenibile nelle aree urbane. Encomiabile come tempistiche, non ottiene risultati apprezzabili proprio perché la sua natura – interministeriale appunto – ne demanda l’attuazione alle amministrazioni locali.

Nel 2007 nasce il primo Fondo Nazionale per la Mobilità Sostenibile. La musica non cambia, anzi si dà vita ad una caccia al tesoro di fondi governativi e ad un’ulteriore frammentazione: spesso infatti sono associazioni di cittadini – e non le municipalità – a presentare i vari progetti.

Sul sito del Ministero si legge: “…il Ministero dell’Ambiente aderisce alla Settimana Europea della Mobilità, condividendone gli obiettivi, svolgendo un ruolo di coordinamento nazionale e di supporto delle iniziative e degli eventi attuati da Comuni e associazioni […]”

Aderisce, condivide, supporta. Ma un piano legislativo nazionale vero e proprio continua a latitare. Ad inizio di questa settimana il Consiglio dei Ministri ha approvato la tanto attesa Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e, ovviamente, la mobilità è un campo compreso al suo interno:

[…] Emerge chiaramente, inoltre, la necessità di adottare un approccio integrato, inclusivo ed orientato alla sostenibilità nei processi decisionali, di pianificazione e di attuazione, per creare città sostenibili ed efficienti, comunità e territori più resilienti, connessi (mobilità e infrastrutture verdi) e sicuri […]

La mobilità sostenibile è uno degli strumenti chiave del Pacchetto Clima-Energia 2030 e, nella bozza della Strategia Nazionale, è dichiarato l’obiettivo di “aumentare la mobilità sostenibile di persone e merci, eliminando i divari territoriali”.

Una presa di coscienza, l’ennesima, che però non pone le basi di qualcosa di strutturato.

É ovvio che il retaggio storico del nostro Paese rappresenti in qualche modo un ostacolo: realtà come Siena e Oslo non sono certo paragonabili, per esempio. Ed anche la storia recente ci parla di un eccesso di chilometri di asfaltate, figlio di un dopoguerra vissuto sull’onda del ‘boom’ economico e di un’altrettanto storicizzata spaccatura tra nord e sud che impedisce crescita comune e interventi sinergici.

D’altro canto, queste non possono essere giustificazioni valide, soprattutto di fronte alla Direttiva UE “Europa 2020”, che concerne anche la mobilità sostenibile, e che ci chiede di raggiungere un obiettivo ben definito: la riduzione delle emissioni dei gas serra prodotti dai mezzi di trasporto.

Se l’Esecutivo è poco efficiente, gli italiani sembrano piuttosto disinteressati: siamo il Paese europeo che detiene il record di autovetture pro-capite, non ci fidiamo dei trasporti pubblici e, anche se in molti conoscono il carsharing, solo 2 su 10 lo utilizzano. Questo fenomeno è particolarmente legato alle fasce d’età: solo il 13% degli over 65 ha usufruito del servizio. Percentuale che sarebbe fisiologica ma che diventa decisamente impattante in un Paese in cui la quota di over 65 è la più elevata d’Europa.

Occorre quindi essere realisti e considerare la Settimana della Mobilità non come una serie di eventi risolutivi ma come qualcosa di altrettanto importante, in grado di favorire quel cambio di mentalità necessario alla successiva ricezione di qualsiasi legge.

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