Smaltimento illegale RAEE, Africa discarica dell’Europa

Oltre sei elettrodomestici su dieci non vengono smaltiti correttamente e prendono la via dell’imbarco illegale verso Paesi stranieri anziché seguire l’iter canonico. Discarica privilegiata dei RAEE europei è l’Africa.

Almeno diciassette persone travolte e uccise da un enorme cumulo di rifiuti. È accaduto a Maputo, capitale del Mozambico, lo scorso febbraio. Una tragedia che purtroppo è soltanto la punta di un iceberg di cattive pratiche radicate, e che diventa lo spunto per riflettere su una pratica che vede nell’Europa il maggiore colpevole. Si tratta dello smaltimento illegale di rifiuti, soprattutto da RAEE, Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che trasforma l’Africa nella discarica su larga scala privilegiata dal Vecchio Continente.

Secondo uno studio UNEP di qualche anno fa, “Dove finiscono i RAEE in Africa?”, l’80% dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche giunti in Africa proviene dall’Europa. Stando all’analisi, questa tipologia di rifiuti prodotti dai cittadini europei vengono riciclati solo per un terzo all’interno dei confini UE; il resto finisce in discarica o viene esportato come componentistica di seconda mano nei Paesi africani.

Un trend confermato da un rapporto pubblicato nel 2017 dal Comitato di vigilanza sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia. Il documento rivela che oltre sei elettrodomestici su dieci non sono smaltiti correttamente, e prendono la via dell’imbarco illegale -meno dispendioso in termini economici- verso Paesi stranieri anziché seguire l’iter canonico. Se si pensa che in Italia nel solo 2016 sono stati prodotti 283.089 tonnellate di RAEE, si comprende la portata di tali loschi traffici.

D’altra parte, se i RAEE sono stati oggetto negli ultimi anni di precise normative europee e nazionali che impongono vincoli sulla raccolta e lo smaltimento non è un caso: riciclandoli, infatti, si riducono ingenti rischi per l’ambiente e per la salute umana derivanti dalla dispersione incontrollata di sostanze inquinanti (come cloro fluoro carburi) e tossiche (come il mercurio) spesso contenute negli apparecchi elettrici ed elettronici.

Ma qual è, nello specifico, la destinazione dei rifiuti che sfuggono al corretto smaltimento? Paesi dell’Africa occidentale, come Benin, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia e Nigeria, assorbono decine di migliaia di tonnellate di scarti elettronici.

In Ghana, in particolare, esiste un luogo chiamato Agblogbloshie, un sobborgo della capitale Accra. Si tratta della più grande discarica illegale al mondo di rifiuti elettronici, dove vivono e lavorano circa 70mila persone, la metà delle quali minori, impegnate a recuperare componenti di valore o parti ancora riciclabili usando tecniche artigianali fortemente inquinanti per l’ambiente e dannose per la salute.

“Sodoma e Gomorra”: questo l’appellativo attribuito ad Agblogbloshie, dove confluiscono gran parte delle 300.000 tonnellate di rifiuti elettronici destinati al Ghana. Di questi, si calcola che solo l’1% venga processato in modo conforme agli standard internazionali per il rispetto dell’ambiente.

Se tali sono i presupposti, viene da pensare che l’ecocontributo che i consumatori pagano all’atto dell’acquisto per garantire all’oggetto un corretto smaltimento non serva a molto. E che ciascuno degli apparecchi che acquistiamo con grande voracità, magari in offerta, possieda costi nascosti che stentiamo a immaginare. Perché vengono pagati, per noi, dall’altra parte del mare.

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