Un sacco bello

Le normative sui sacchetti biodegradabili si innovano per difendere ambiente, consumatori e investitori.

Gli shopper in plastica usa e getta sono al bando dal 2012 a causa delle criticità legate soprattutto ai loro tempi di decadimento che arrivano fino a 1000 anni: oltre a richiedere eccessivi consumi per la loro produzione e non essere biodegradabili o fotodegradabili, risultano dannosi per la fauna e, a causa degli elementi chimici che li compongono, fonte di tossicità da bioaccumulo (processo attraverso cui sostanze tossiche si accumulano all’interno di un organismo, in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante).

In un quadro legislativo vittima dei soliti ricorsi e ritardi, è stato facile l’inserirsi di pratiche illecite che hanno reso impossibile distinguere i prodotti sostenibili da quelli dannosi per l’ambiente. In particolare, le etichettature ingannevoli apposte soprattutto ai sacchetti oxodegradabili (buste additivate con sostanze che, esposte alla luce, dovrebbero favorire la frammentazione della plastica) hanno creato incomprensioni in riferimento alla compostabilità.

Questi tipi di sacchetti hanno alimentato un mercato illegale che ha danneggiato la filiera degli investitori in biopolimeri e si sono rivelati estremamente dannosi poiché tendono a frammentarsi in minuscoli lembi di plastica che si disperdono nel terreno e danneggiano l’ambiente.

Fino a qualche settimana fa, i trasgressori non potevano ancora essere sanzionati, mancando il decreto interministeriale indicante “ulteriori specifiche tecniche dei sacchetti commercializzabili”.

Nella legge di conversione del decreto n. 91/2017, recante disposizioni per la crescita economica nel Mezzogiorno, approvata ad inizio agosto dalla Camera dei Deputati, sono presenti importanti novità.

In particolare, a partire dal 1° gennaio 2018, in ricezione della direttiva UE sulla riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero e ultraleggero, le buste dovranno avere natura parzialmente biobased (derivate cioè da materie prime e fonti rinnovabili), essere biodegradabili, compostabili e non potranno più essere distribuite gratuitamente.

L’articolo 9-bis del decreto, affida a Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) importanti attività informative, tra cui il compito di elaborare i dati sull’utilizzo dei sacchetti e l’obbligo di apporre sulle borse elementi identificativi per fornire ulteriori informazioni ai consumatori, come l’impatto delle borse di plastica sull’ambiente, le misure necessarie alla riduzione del loro utilizzo e la sostenibilità ambientale delle buste biodegradabili e compostabili.

Secondo Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, l’associazione della filiera italiana delle bioplastiche: “Con questa legge giunge a sua naturale conclusione un percorso virtuoso nel settore della bioeconomia e dell’economia circolare che fa dell’Italia un modello per tutta l’Europa. Questa è l’Italia di cui dobbiamo essere fieri: l’Italia che innova all’insegna di nuovi paradigmi produttivi in grado di coniugare ambiente e sviluppo, protezione del capitale naturale e creazione di posti di lavoro”.

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