Rendicontazione non finanziaria in Italia: a che punto siamo?

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La direttiva “Barnier” 95/2014 parla chiaro, tra sei mesi scatterà l’obbligo per le aziende con più di 500 dipendenti di rendicontare ai propri stakeholder anche le informazioni di natura non finanziaria. Ne abbiamo parlato con Riccardo Giovannini, partner di EY Sustainability.

Da un po’ di tempo a questa parte Nonsoloambiente ha focalizzato molte delle sue attenzioni sulle ripercussioni che la direttiva europea avrà sulle aziende italiane destinatarie di questo provvedimento. Un motivo ulteriore per parlarne nasce dalla recente presentazione dello studio svolto da EY Sustainability sulla readiness delle aziende italiane quotate e il gap che le stesse dovranno colmare.
Lo studio ha preso spunto da quanto previsto della Direttiva 2014/95/UE, che impone alle aziende di grandi dimensioni – costituenti enti di interesse pubblico – di fornire una dichiarazione di carattere non finanziario (contenente, ad esempio, informazioni ambientali e sociali), approfondendo in che misura le aziende quotate hanno sviluppato o meno pratiche di rendicontazione sui temi della sostenibilità attraverso la pubblicazione di report o l’utilizzo di altri strumenti di pubblico accesso.

Riccardo Giovannini, Partner EY Sustainability Services, raggiunto da Nonsoloambiente ha commentato: “Nel complesso lo studio evidenzia un quadro variegato da cui emergono esempi di imprese eccellenti che hanno avviato pratiche di rendicontazione. Pensiamo ad esempio alle aziende dei settori Utilities e Oil & Gas, più preparate sull’argomento in ragione delle sollecitazioni a cui sono sottoposte, da tempo, da parte dei loro stakeholder; al contrario, i settori dell’high-tech e dei beni di largo consumo nonostante abbiano cominciato ad affrontare la tematica sono molto arretrate”.

Entro il 6 dicembre 2016 l’Unione Europea dovrà redigere gli orientamenti, non vincolanti, sulla metodologia di comunicazione dell’informativa non finanziaria prevista dalla Direttiva Barnier, con inevitabili ricadute sulle aziende. “In effetti – sottolinea Giovannini – si assisterà ad una corsa alla rendicontazione e inequivocabile sarà il vantaggio per chi si è mosso con anticipo. Ahimè molte aziende ora “cadono dal pero”, purtroppo siamo un Paese abituato a vivere in uno stato di emergenza e spesso non abbiamo il coraggio di anticipare i tempi, subendone così passivamente le conseguenze. Questo però non deve andare a discapito del processo di rendicontazione che deve essere condotto con criterio”.

Lo studio ha analizzato un campione di 100 aziende, su un universo di circa 220 “in scope” e ha permesso di evidenziare come solo un quarto possa ritenersi pronto nel momento in cui entrerà in vigore la Direttiva, interessante poi notare unacorrelazione diretta tra la preparazione delle aziende e la loro dimensione. Un altro elemento peculiare ci racconta che le aziende che hanno deciso di sottoporsi ad una revisione esterna coprono meglio le tematiche individuate dalla Direttiva.
Viene però da chiedersi se vi fosse la reale necessità di “regolamentare” questo fenomeno, Giovannini risponde così: “La regolamentazione è un passo giusto e necessario per razionalizzare la complessità. Un processo ancora in divenire e certo migliorabile, ma dal quale non si torna indietro. Stiamo parlando di uno strumento ad oggi volontario ma non per questo innocuo visto che chi dichiara specifici impegni deve poi avere “il fisico” per mantenere le promesse fatte, il rischio reputazionale è assai elevato. Non si può, però, non ammettere che in passato alcuni casi di obbligatorietà si siano rivelati dannosi, con la seguente nascita di pseudo esperti che hanno danneggiano il mercato”.

Insomma, par di capire che sia un processo in piena evoluzione dove sussistono grandi spazi di miglioramento, che legittimano la necessità di una più ampia diffusione di una disclosure non finanziaria. L’idea è che alla fine, in fase di recepimento della direttiva da parte del nostro Paese, saranno solo le quotate a rendicontare in maniera puntuale anche se,nella consultazione indetta a tal riguardo dal MEF e appena conclusasi, pare che qualche organizzazione abbia proposto di estendere l’obbligo di rendicontazione alle aziende con almeno 250 dipendenti. Ve ne daremo conto nel prossimo approfondimento.

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