Rapporto ASviS: Italia indietro sugli obiettivi sostenibilità 2030

Per poter raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati dalla Nazioni Unite, occorre abbandonare il concetto tradizionale di business e ripensare l’intero modello economico.

Quando si parla di emergenza idrica e povertà, il pensiero corre subito ad altri continenti. Invece, sono problemi molto più vicini a noi di quanto siamo portati a pensare e l’estate appena trascorsa ce ne ha dato prova.

Il Rapporto 2017 dell’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha messo in evidenza alcuni piccoli progressi del nostro Paese verso gli obiettivi di sostenibilità 2030 selezionati dalle Nazioni Unite, ma anche alcuni peggioramenti. I passi avanti non sono sufficienti a garantire il raggiungimento dei goal e su quattro fronti la rotta è addirittura in direzione contraria: in Italia aumentano la povertà e le disuguaglianze di reddito, mentre peggiorano la salvaguardia dell’ecosistema e la gestione delle acque.

Il problema idrico, del resto, si è manifestato in modo palese durante l’estate appena trascorsa: durante i mesi più caldi ben dieci Regioni (Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) hanno dichiarato lo Stato di calamità. Le cause sono diverse, tra le quali anche reti idriche profondamente inadatte e responsabili di ingenti sprechi.

L’aumento della povertà e delle disuguaglianze si accompagnano a una sostanziale stasi della situazione occupazionale, per la quale invece è necessario lavorare in funzione del miglioramento. Il rapporto presentato dall’ASviS è molto dettagliato e presenta gli scenari di previsione per il 2020 e il 2030, ma anche esplicite direttive per i prossimi sei mesi.

Le indicazioni riguardano in modo particolare l’ambito legislativo, nel quale è necessario intervenire con misure ad hoc e aumentare gli sforzi per colmare la più grave delle lacune: la mancanza di una visione strategica a lungo termine.

In particolare, viene chiesto di completare l’iter per l’approvazione di leggi e strategie cruciali sui temi del consumo di suolo, gestione delle acque, economia circolare, lotta ai cambiamenti climatici. L’appello, inoltre, è per la definizione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e per la sua operatività, nonché per la definizione di linee guida rivolte alle amministrazioni pubbliche.

Occorre ripensare l’economia e il concetto stesso di business, sottolinea il portavoce di Asvis Enrico Giovannini: “Se si va avanti di questo passo con il business as usual, nel 2030 l’Italia continuerebbe a non essere in grado di raggiungere gran parte degli obiettivi e perderebbe anche un posto nella classifica dei Paesi“, nella quale già l’Italia occupa il quartultimo posto.

Alla presentazione del report ASviS fa seguito un piano di campagne di 17 giorni, ognuno dei quali dedicati a un diverso obiettivo dei 17 previsti dalle Nazioni Unite. Quel che è chiaro è che non è più tempo di chiedersi se e come includere la sostenibilità nei modelli di business e di amministrazione, ma di passare ai fatti e renderla la base su cui fondare il futuro prossimo.

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