Pensare sostenibile, una bella impresa

Barbara Santoro, con Pensare sostenibile, una bella impresa ha voluto dipingere un’Italia della sostenibilità che non vuole arrendersi agli ostacoli che ogni giorno mettono a dura prova i progetti e le strategie manageriali delle aziende nazionali.

Nelle pagine del libro sono raccontate le storie di persone, aziende, giovani imprenditori, che si sono avvicinati alla sostenibilità per differenti ragioni e che hanno continuato ad occuparsi di ambiente e responsabilità sociale, con l’obiettivo di apportare benefici alla propria azienda, e in particolar modo al tessuto sociale in cui operano. Perché, come confermato da molti di questi protagonisti, la sostenibilità è un approccio win-win sia per l’impresa che per il contesto in cui è inserita.

Il libro è suddiviso in una prima parte in cui l’autrice ripercorre l’evoluzione del concetto di sostenibilità, che parte dalla sensibilità nei confronti della natura degli Indiani d’America, passando per i grandi vertici internazionali degli anni Settanta, fino alle più recenti COP, all’Agenda 2030 e agli SDGs, senza tralasciare le numerose associazioni come Legambiente, Sodalitas, Kyoto Club, ASviS.

Le pagine poi, proseguono con interviste dirette ai “pionieri della sostenibilità”: coraggiosi che in passato, quando ancora non si prestava attenzione alla componente ambientale e sociale di un attività imprenditoriale, hanno creduto in questi concetti e, buttando il cuore oltre l’ostacolo, hanno motivato persone, supportato aziende e incentivato la diffusione di buone pratiche. Tra di essi anche gli “intraprendenti della sostenibilità”, i quali, sfruttando la storica vocazione all’ imprenditorialità tipicamente italiana, hanno saputo promuovere la sostenibilità nelle imprese, dandole maggiore valore e trasformandola in un valore del core business.

Dalle interviste emerge un fil rouge composto da parole quali futuro, innovazione, lifelong learning, linguaggio, fare rete, condivisione e coinvolgimento, strategia, consilienza (capacità di emettere insieme una molteplicità di conoscenze a supporto di un’idea forte e dirompente) che ben definiscono le tante realtà che in Italia si occupano davvero di sostenibilità e CSR.

La leadership e i manager sono i principali attori coinvolti nel processo di cambiamento che si richiede all’intero tessuto imprenditoriale. Per Enrico Giovannini, ASviS, la chiave di volta risiede in un triplice cambio di rotta: in primis capire che per un’azienda la sostenibilità non deve essere solo quella economica, ma anche sociale e ambientale e l’unione delle tre deve essere gestita come unica entità per ottenere quello che Carlo Luison definisce equilibrio dinamico. E poi cercare di condurre valutazioni con una logica di medio-lungo termine considerando non soltanto le variabili nel breve periodo e di assumere una leadership culturale nei confronti nella comunità in cui l’ impresa è inserita.

Dunque, riprendendo le parole di Kawinzi Muiu, Director of the Gender Office, è necessario un “jumping together” da parte di aziende e comunità, perché non si può far bene impresa se ognuno viaggia da solo, se non ci si prende per mano e non ci si dirige verso un unico obiettivo, ma soprattutto se non si sviluppa un’unica consapevolezza e coscienza della sostenibilità a 360°.

Pensare sostenibile deve diventare un mantra per chiunque oggi desideri fare impresa perché, come ci insegna Alce Nero, è necessario liberarsi dagli schemi del passato e ricominciare a pensare il business con nuovi modelli sostenibili. Forse, per perseguire questo obiettivo, può essere utile riflettere sulle parole di Dipak R.Pant, fondatore e Direttore Unità di Studi Interdisciplinari per l’ Economia Sostenibile, Università Carlo Cattaneo,“dopo aver viaggiato in tutti gli ecosistemi del mondo ho scoperto quali sono per me i valori fondamentali: pro natura, pro umanità, pro cultura, pro business, con l’obiettivo ultimo di definire la sostenibilità in termini di valore (che aggiungiamo al presente) e non dis-valore (percependo la sostenibilità come costi e rischi per l’impresa).”

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