Moderno, sicuro, sostenibile: benvenuti nel nuovo stadio Friuli

Solo 500 giorni di lavori, costi totalmente a carico dell’Udinese Calcio, nessuna interruzione dell’attività agonistica.
Udine e l’Italia hanno un nuovo stadio moderno, sicuro e sostenibile. 

Solo 500 giorni di lavori, costi totalmente a carico dell’Udinese Calcio, nessuna interruzione dell’attività agonistica.
Udine e l’Italia hanno un nuovo stadio moderno, sicuro e sostenibile.

Costruire un impianto moderno, sicuro, sostenibile: questi gli obiettivi dichiarati che stanno alla base del nuovo stadio di Udine (ribattezzato Dacia Arena per questioni di sponsorizzazione).
Una struttura completamente ripensata e riammodernata in poco più di 500 giorni – i lavori di demolizione iniziarono il 30 aprile 2014 – e che, insieme allo Juventus Stadium di Torino, rappresenta non solo un gioiello architettonico ma anche, si auspica, un cambio di paradigma nella concezione delle infrastrutture sportive.
Il progetto rappresenta un’eccellenza in quanto la sua realizzazione a lotti e l’applicazione delle più moderne tecnologie ha permesso un cambio di pelle integrale senza, però, interrompere l’attività agonistica. L’Udinese ha continuato a giocare le partite casalinghe al Friuli mentre tutto intorno la scenografia lentamente cambiava.
La riqualificazione architettonica ha puntato a un netto miglioramento degli standard prestazionali, di comfort e di fruibilità degli eventi mantenendo i tratti distintivi della struttura storica come la famosa arcata a copertura della tribuna centrale.
La volontà è stata quella di mettere a disposizione della collettività un nuovo stadio di livello europeo non solo per assistere al meglio a una partita o a un concerto ma promuovere anche nuove dinamiche di interazione sociale.
La riduzione della capienza da 41.000 a 25.000 posti – tutti a sedere e tutti coperti –  e il miglioramento della visuale da tutte le posizioni, punta proprio a rafforzare lo spirito conviviale dello stadio.
Non più un posto scomodo, freddo e impersonale ma un ambiente quasi “domestico” dove potersi godere lo spettacolo sportivo in un clima di relazioni sociali serene e positive (ricordiamo che già il vecchio “Friuli” fu il primo stadio in Italia a eliminare le barriere tra tribune e campo).
Uno stadio moderno non poteva non tenere in considerazione gli aspetti di ecosostenibilità e di risparmio energetico, realizzando, inoltre, spazi polifunzionali, palestre e centri di riabilitazione, rendendolo un luogo da poter vivere ogni giorno, ottimizzando i costi energetici, di gestione e di sicurezza.
È stato implementato un innovativo sistema di building automation in grado di comandare e gestire gli impianti in maniera centralizzata, di remotizzare le segnalazioni e gli allarmi, di pianificare in modo automatizzato i test funzionali e le manutenzioni, di gestire i carichi energetici.
Un occhio di riguardo è stato riservato per il nuovo impianto di illuminazione.
L’introduzione delle nuove tecnologie illuminotecniche ha permesso una riduzione della potenza installata di circa 100kW che si concretizza, a parità di livelli di illuminamento, in un fabbisogno energetico per gli eventi in notturna inferiore del 20% rispetto all’attuale.
Altro aspetto fondamentale in termini di sostenibilità è stata l’attenzione massima all’integrazione paesaggistica.
È stata così mantenuta la caratteristica ipogea del vecchio stadio, ovvero quella di essere sostanzialmente “interrato”, ma il tutto incorniciato dalla catena delle Alpi Carniche.
Una nota di merito deve essere rivolta all’Udinese che sostenendo integralmente i costi di ammodernamento della struttura e gestendo con “friulano” pragmatismo il cronoprogramma ha regalato alla città e al paese, in meno di due anni, uno stadio di altissimo profilo internazionale.

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