Le nuove sfide della moda sostenibile

I big player del settore moda si riuniscono a Milano per discutere di sostenibilità, filiera responsabile e contraffazione.

Si è tenuto a Milano un Summit dedicato alla sostenibilità nel mondo della moda, organizzato dal Gruppo UL – leader internazionale del settore sicurezza – al fine di portare all’attenzione dell’élite del fashion system italiano temi come la contraffazione, il sourcing responsabile e l’utilizzo di sostanze dannose da parte del comparto moda.

Uno degli interventi più interessanti è stato quello di Anne Bonhoff, Global Head of Chemistry di UL Consumer and Retail Services, che ha presentato l’impatto della Campagna Detox di Greenpeace e della Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC), una roadmap che persegue l’obiettivo di azzerare entro il 2020 lo scarico di sostanze dannose nelle catene di produzione delle aziende di moda. Dal lancio della Campagna di Greenpeace, nel 2011, circa il 10% delle aziende del settore si è impegnato a raggiungere entro il 2020 l’obiettivo di scarico zero. Secondo l’ONG sono oltre 2000 le sostanze chimiche utilizzate nella fase di produzione e trattamento dei tessuti che inquinano le falde acquifere.

Fred Waelter, Global Business Lead Responsible Sourcing di UL ha invece approfondito il tema dell’approvvigionamento responsabile e della sostenibilità all’interno della catena di fornitura. Waelter ha raccontato alcune best practice del comparto moda e condiviso il modus operandi che ogni azienda dovrebbe adottare per cominciare un percorso di supply chain sostenibile. Tracciabilità del prodotto, identificazione e priorizzazione dei rischi socio-ambientali ed educazione dei fornitori, sembrano essere le tre strategie vincenti che ogni player del settore dovrebbe adottare per un approccio sostenibile della filiera.

Durante il Summit si è parlato anche della sfida dell’esportazione dei prodotti di lusso nel mercato cinese e dei controlli di qualità sui tessuti con una panoramica sulle normative del settore in Cina. A chiudere la giornata un intenso dibattito sul tema della contraffazione internazionale, a cui hanno preso parte anche Michael Ellis, Assistand Director dei servizi di polizia dell’Interpol e Brian Monks, Vice Presidente delle Operazioni Anti Contraffazione di UL. A causa della contraffazione l’Italia perde ogni anno oltre 6 miliardi di euro, di cui 4,5 miliardi nell’industria dell’abbigliamento e delle calzature. Da anni UL ha avviato una stretta partnership con le forze dell’ordine, operazioni di comunicazione e sensibilizzazione al pubblico e alla stampa e specifiche indagini di mercato per riuscire a contrastare questo fenomeno.

Il mondo della moda è sicuramente uno dei più affascinanti e sfidanti dal punto di vista della sostenibilità oltre che uno dei comparti più rappresentativi del Made in Italy nel mondo. Al di là delle tematiche classiche legate alla corporate responsibility (dai diritti dei lavoratori all’impatto ambientale) si tratta di un settore che interagisce tutti i giorni nella vita del consumatore, in primis dal punto di vista del diritto alla salute ma anche sul piano dell’educazione al rispetto dell’ambiente, quando ad esempio con un semplice lavaggio di un capo si contribuisce a scaricare sostanze tossiche nelle falde acquifere. Il moltiplicarsi d iniziative legate alla sostenibilità, intraprese da alcuni big player del settore, e la continua pressione da parte delle ONG lasciano intendere che non si tratterà di una moda passeggera.

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