Il lato sociale del riciclo: un’esperienza proveniente dall’Emilia Romagna

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Dare nuova vita a beni e cose. Questo in estrema sintesi la filosofia dietro a NuovaMente, progetto attivo a Reggio Emilia da 10 anni.

 

Un servizio che, come tutte le opere segno di Caritas, non vuole essere fine a sé stesso ma punta al coinvolgimento della società. “Vogliamo sensibilizzare le persone rispetto alle situazioni di bisogno e le difficoltà presenti nel tessuto sociale, per comprendere meglio anche come ci si relaziona in questi contesti”, spiega Tommaso Caselli che lavora da 3 anni in questa realtà.

NuovaMente nasce quando gli operatori iniziano a notare come i cassonetti di raccolta per i vestiti usati erano costantemente pieni e, nonostante la Caritas avesse avviato nelle proprie parrocchie la distribuzione di vestiti e piccoli oggetti a chi ne faceva richiesta tramite i centri di ascolto, questi non venivano smaltiti del tutto. “Ci si è accorti anche che donare questi oggetti gratuitamente non sempre aveva un riscontro positivo ed educativo; il loro valore rischiava di perdersi – continua Caselli – e nel contempo cresceva anche il numero di oggetti ingombranti di cui ci si voleva disfare”.

Si decise allora di dare vita al primo centro di raccolta, con gestione controllata, per vestiti, mobili, suppellettili ed elettrodomestici che altrimenti sarebbero stati buttati. Un luogo sorvegliato dove, se necessario, i beni vengono riparati o restaurati. “Il donare quel che non ci serve più, ma che ha ancora la possibilità di essere utilizzato da altri – afferma ancora Caselli – richiama il valore fondamentale dell’assistenza reciproca e della condivisione.” Già, perché NuovaMente non è solo un servizio, dietro c’è anche un’attività lavorativa.

Ogni giorno, infatti, gli operatori vanno a ritirare a domicilio gli oggetti e i materiali che non servono più per portarli nel magazzino, oltre a consegnare i beni che hanno trovato un riutilizzo. Un meccanismo consolidato che si avvale del lavoro di una quindicina di persone in media al mese, conta un magazzino di 2500 mq e ha numerose richieste, tanto da dover gestire una lista di attesa che arriva alle 3 settimane.

Se chiediamo quale sia il segreto, la risposta di Caselli è spontanea quanto semplice: “Questo progetto funziona perché le persone ricevono un servizio, a volte gratuito o a poco prezzo, che però è sempre condotto in maniera professionale”. Una professionalità che è declinata in varie forme: fra queste la formazione obbligatoria per gli studenti, il tirocinio tramite enti statali, il reinserimento al lavoro e quello di pubblica utilità. Tutto questo armonizzato secondo un principio ben chiaro che fissa gli obiettivi in base al singolo operatore o beneficiario, come sottolinea Caselli: “Non chiediamo più di quel che si può dare, ma nemmeno di meno; l’impegno è commisurato alle capacità della persona davanti a noi. Così salvaguardiamo il valore delle cose e del lavoro dietro le cose”. “Mi piace pensare – ci dice – ai vari oggetti e mobili passati da qua negli anni che ora riempiono le case di tanti dal centro di Reggio Emilia alla sua periferia.”

E proprio nelle vie del centro città, durante il periodo natalizio, NuovaMente indossa una nuova veste: quella di un temporary store che possa raggiungere un nuovo tipo di utenza e incuriosire mettendo in circolo oggetti diversi dal solito. Un esperimento temporaneo, come suggerisce il nome, che potrebbe però portare a sbocchi futuri. Almeno così gli auguriamo.

 

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