L’analisi di materialità nell’agenda dei CSR manager italiani

L’analisi di materialità nell’agenda dei CSR manager italiani

È quello che emerge da una ricerca condotta dal CSR Manager Network con il supporto di ALTIS e che mira a diffondere tale analisi all’interno delle aziende, istituzionalizzando così il confronto con gli stakeholder.

La ragioni che hanno spinto il team di ricercatori ad indagare questo specifico tema – tale da essere parte integrante delreporting di sostenibilità – sono sostanzialmente due: da un lato per rispondere all’esigenza di confronto espressa daimanager della sostenibilità e dall’altro per rispondere allo scetticismo di alcuni di loro circa il trade off costi/benefici circa la sua implementazione.

Con queste premesse la ricerca ha approfondito l’esperienza di un panel di aziende attorno alla conduzione dell’analisi di materialità, alle problematiche riscontrate e agli effettivi impatti che questa ha avuto sulle scelte aziendali. Molti ed interessanti gli spunti emersi a partire dal fatto che l’analisi di materialità è più di altri uno strumento capace di attrarre l’attenzione dei vertici aziendali e assicurarne un coinvolgimento diretto su specifici aspetti ambientali e sociali.

Allo stesso tempo però rischia di essere uno strumento autoreferenziale poiché il coinvolgimento degli stakeholder in molti casi è rimasto una semplice dichiarazioni d’intenti. Per ovviare a questa evenienza molte aziende intervistate dichiarano di essere ricorsi a consulenti esterni, a garanzia di un maggior rigore metodologico. Un altro elemento di assoluto rilievo che emerge leggendo il rapporto è che l’analisi di materialità non riveste solo una valenza per la rendicontazione ma finisce per essere un nobile “pretesto” per introdurre nell’organizzazione opportuni cambiamenti alle politiche di sostenibilità.

Non va però dimenticato che questo è un processo in pieno divenire e che quindi presenta ancora numerose criticità che possiamo qui sintetizzare:
L’assenza di criteri per identificare gli stakeholder e le unità organizzative da coinvolgere, anche se tutte le aziende individuano in lavoratori, fornitori e clienti gli interlocutori prioritari;
La difficoltà nell’identificare i temi oggetto di valutazione poiché le linee guida solitamente prese a riferimento hanno una capacità limitata nel cogliere le sfumature peculiari di ogni singolo settore e quindi vengono integrate da aspetti che rendono impossibile il confronto con altre organizzazioni;
L’assenza di una definita metodologia di misurazione dell’importanza attribuita da unità organizzative e stakeholderrischia di ridurre l’affidabilità dell’analisi e impedirne la replicabilità;
La difficoltà di produrre un’unica analisi nel caso di organizzazioni complesse, visto che temi rilevanti per alcuni stakeholder di un’area geografica sono giudicati difformemente da un altro gruppo di stakeholder di un’area diversa;
– Infine e più importante, la grande carenza di cultura attorno al tema dell’analisi di materialità con la difficoltà a coinvolgere gli stakeholder o comunque a ragionare su un vocabolario condiviso.

In conclusione, come fare per imprimere una svolta decisiva a questo processo di acculturamento? Lungi dalla retorica bisogna mettere tutte le esperienze a fattor comune: promuovendo l’importanza dell’analisi di materialità, costituendo dei tavoli di lavoro con le organizzazioni internazionali che si occupano della tematica e disseminare il verbo della collaborazione tra le aziende di uno stesso settore per giungere a dei parametri condivisi che permettono di saggiare puntualmente il grado di evoluzione delle nostre aziende.

A latere di questa ricerca il CSR Manager Network ha condiviso uno short paper che mira a introdurre nei contratti pubblici concetti chiave come qualità e sostenibilità. Come sappiamo il Codice Appalti è stato da poco licenziato per cui avremmo tempo di saggiare, soprattutto con l’introduzione dei decreti attuativi, se questi pungoli come altri avranno saputo contribuire al miglioramento del nostro Paese.

 

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