L’appello di Slow Food alla Cop21: “Non mangiamoci il clima”

L’associazione internazionale si rivolge direttamente alle 195 Nazioni impegnate nella Conferenza per il clima a Parigi, chiedendo il riconoscimento del ruolo centrale della filiera del cibo per la lotta ai cambiamenti climatici.

L’associazione internazionale si rivolge direttamente alle 195 Nazioni impegnate nella Conferenza per il clima a Parigi, chiedendo il riconoscimento del ruolo centrale della filiera del cibo per la lotta ai cambiamenti climatici.

Era già chiaro al termine della Cop20 di Lima: la conferenza sul clima di Parigi COP21, in corso fino all’11 dicembre, è un evento di cruciale importanza per la lotta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale. Questo non significa, purtroppo, che trovare una linea comune per tutti i 195 Paesi partecipanti sia semplice: già la scorsa edizione della conferenza internazionale ha messo in luce le difficoltà nel compiere passi avanti e nel prendere decisioni concrete condivise.  

Anche il percorso parigino appare tutt’altro che in discesa: tra i temi cruciali che più dividono i rappresentanti delle singole Nazioni vi sono i limiti di surriscaldamento globale, l’effettivo impegno nella riduzione delle emissioni, lo stanziamento dei fondi per le politiche green e l’istituzione di un ente di controllo super partes

In un quadro già complesso, si rischia di tralasciare uno dei fattori chiave per il cambiamento, ovvero l’agricoltura: è l’allarme lanciato da Slow Food, associazione internazionale promotrice dell’appello “Non mangiamoci il clima“.

Il momento è di per sé storico: per la prima volta in oltre 20 anni, sottolinea il documento Slow Food, si potrà arrivare ad un documento universale e vincolante sul clima, sottoscritto da tutti i 195 Paesi partecipanti. L’associazione, tuttavia, afferma che il rapporto tra alimentazione e clima è rimasto ai margini della discussione, mentre dovrebbe avere ruolo centrale: il cibo non è solo vittima dei cambiamenti climatici, ma anche causa e possibile soluzione. 

Ogni filiera di produzione del cibo e ogni suo passaggio, dalla coltivazione e l’allevamento alla produzione degli alimenti, fino al trasporto e al consumo, è in grado di influire pesantemente sull’ambiente e rivelarsi così tra i principali responsabili degli stravolgimenti ambientali che minacciano il nostro pianeta.

Quello richiesto è un cambio di prospettiva: non più solo salvaguardare il clima per garantire food safety, food security e sostenibilità a livello globale, ma anche agire in primis in favore di queste garanzie per poter ridurre l’impronta ambientale della produzione alimentare. 

L’appello è già stato sottoscritto dal Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, che nel suo blog sull’Huffington Post ha commentato: “perché deve essere sempre più chiaro che l’agricoltura, le scelte di politica alimentare, devono essere protagoniste centrali della lotta al cambiamento climatico “. Non è mancata, inoltre, la sottoscrizione da parte del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galetti, che ha comunicato la scelta anche attraverso il proprio profilo Twitter. Ora resta la sfida più grande: il coinvolgimento dei 195 rappresentanti attualmente impegnati a decretare il futuro del nostro pianeta.

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