Green Italy 2017: investimenti sostenibili per la crescita economica

Fondazione Symbola e UnionCamere presentano il rapporto Green Italy 2017. Aumentano occupazione, fatturati ed export delle imprese italiane che investono in prodotti e tecnologie green. L’Italia, guidata dalla Lombardia, è tra le migliori d’Europa.

Essere un Paese green non è più innovazione, ma necessità. Un asset strategico ormai integrato in un concetto più ampio di economia nazionale che rappresenta un’esigenza per mantenere elevati standard qualitativi. In modo da consentire una crescita presente e futura. Il rapporto GreenItaly 2017, presentato da Fondazione Symbola e UnionCamere, parla della green economy come ‘sfida del futuro’. I dati raccontano gli ultimi 7 anni. E lo fanno positivamente.

Serve ridurre gli impatti energetici e ambientali. Serve rendere i processi più efficienti. 355mila imprese italiane dell’industria e dei servizi lo hanno capito e tra il 2011 e il 2016 hanno investito in prodotti e tecnologie green. O prospettano di farlo entro la fine del 2017. Anno ove si prevede di raggiungere 320mila assunzioni nei green jobs (il 25,7% in Lombardia), che richiedono sì maggiore esperienza e qualificazione, ma garantiscono il 46% di assunzioni a tempo indeterminato in più.

Il risultato? Una leadership europea nelle performance ambientali. Tolto il Regno Unito, sempre più estraneo all’UE, l’Italia non ha rivali come produzione di materia prima (254kg per milione di euro prodotto), produzione energetica sostenibile e riduzione dei rifiuti (41,7t per milione di euro). Soltanto la Francia conta un minor numero emissioni di CO2 rilasciate in atmosfera. Certo, in Italia si ricicla ancora meno della media UE e la quota di rinnovabili è lontana dall’eccellenza, ma in questo senso è il trend globale a fare notizia.

Le rinnovabili sono infatti giunte a un punto di svolta decisivo, dettato da una riduzione dei costi incontrovertibile. Cina e India, due tra gli Stati con la domanda energetica più elevata, si stanno concentrando sullo sviluppo del fotovoltaico. L’eolico presenta esborsi del 25% inferiori al nucleare. Il prezzo del solare, ridottosi del 44% nell’ultimo anno, è ormai inferiore a quello del carbone. L’Italia è indietro. La crescita del settore si è interrotta da anni e si classifica al 13simo posto nel panorama europeo. Ci sono tutte le condizioni per fare meglio.

Positivo, invece, il connubio tra green e ricerca e sviluppo, su cui investe oltre il 27% delle imprese industriali italiane che puntano all’eco-efficienza. Così come la scelta di valorizzare il territorio nostrano, grazie ad apporti diretti allo sviluppo locale tramite contributi finanziari o iniziative solidaristiche e culturali. L’approccio è cambiato: non si minimizzano più i costi, ma si punta a produrre tecnologie moderne e trovare nuovi spazi di mercato. La sostenibilità ambientale viene di conseguenza.

Anche grazie all’internazionalizzazione delle supply chain, che vedono le fasi più inquinanti dei processi produttivi compiersi all’esterno dei confini nazionali, il sistema di produzione italiano si attesta al quarto posto dell’UE per minor impatto sull’ambiente. I comparti più eco-efficienti sono elettronica, apparecchi elettrici e mezzi di trasporto, ma tutte le aree tipiche del made in Italy – alimentare, moda, mobilio – registrano un ottimo posizionamento.

Non solo. I settori della gomma, della plastica e della farmaceutica, tradizionalmente tra i più impattanti, sono al primo posto come eco-tendenza (2014-2016), ossia come trend di miglioramento qualitativo e sostenibile dei propri processi produttivi. Il settore in cui si registra il maggior numero di imprese a investire nel green sono le public utilities idriche ed energetiche (49,7%), ma, in generale, l’investimento verde paga con performance superiori sia dal punto di vista del fatturato (il 58% di chi ha investito è in crescita), sia in termini occupazionali che di export (+49% contro il +33% dei non investitori).

Il motore trainante della green economy italiana è la Lombardia, regione dove risiedono oltre 63mila imprese eco-investitrici, pari al 17,8% del totale nazionale. Se si considera che a seguire si trova il Veneto (10%), si deduce come sia necessario migliorare l’integrazione innovativa tra i tessuti sociali di un Paese dalle dimensioni troppo ridotte per non essere in grado di creare una crescita condivisa e correlata.

D’altra parte, l’appeal di Milano, riconosciuta come una tra le eco-città più all’avanguardia d’Europa, va sfruttato per attirare investimenti internazionali prima che vi sia un livellamento con altre realtà comunitarie. Nel contempo, è opportuno insistere su una continua sensibilizzazione che tenga alimentata la coscienza ambientale degli individui. Le scelte di consumo dei singoli sono infatti un driver cruciale per far sì che la questione ambientale resti centrale nelle scelte strategiche delle imprese e dell’economia italiana.

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