Green Economy: l’imprenditoria italiana si tinge di verde

Il 42% delle imprese italiane è green: dalla prima relazione sulla green economy in Italia, elaborata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e presentata a Ecomondo, emergono buone performances sia dal punto di vista dell’occupazione che da quello della competitività.

Il 42% delle imprese italiane è green: dalla prima relazione sulla green economy in Italia, elaborata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e presentata a Ecomondo, emergono buone performances sia dal punto di vista dell’occupazione che da quello della competitività.

Sono sempre più numerose le imprese italiane che hanno fatto della sostenibilità ambientale un fattore chiave di competitività e innovazione. È quanto emerge dalla prima relazione sulla green economy in Italia elaborata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile presentata nella sessione di apertura degli  Stati Generali della Green Economy, a  Ecomondo – Key Energy – Cooperambiente, il salone dedicato alla green economy e alleconomia circolare, giunto alla sua 19° edizione.

Una fotografia delle imprese scattata a livello nazionale che fornisce un’analisi dell’andamento della green economy nei principali settori, allargando lo sguardo alle prospettive per il prossimo futuro. Quasi un’impresa italiana su due, cioè ben il 42% del totale, avrebbe cominciato a inserire nei propri conti la variabile ambient,e diminuendo l’impatto della produzione o dei servizi su di essa.

Stando alla relazione, infatti, il 27% delle imprese italiane nasce “core green”, ovvero con un’impostazione legata ai valori ecologici, mentre solo il 14,5% rappresenta quelle “go green”, cioè quelle che stanno virando verso una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale nei loro modelli di gestione. Una propensione che abbraccia tutti i principali settori della nostra economia; a fare da traino rispettivamente ai due profili sono le attività legate all’agricoltura (40,6% nelle core green e 15.5% nelle go green) e all’industria (35,4% e 25,8%) con un exploit di quelle attive nell’ambito dell’edilizia (con un totale del 51,4%) e del commercio-servizi che raggiungono rispettivamente il 29,5% e il 25,2%.

Dal punto di vista sociologico, si scopre che l’imprenditore verde è in prevalenza maschio, di mezza età, anche se la percentuale femminile è piuttosto consistente se paragonata alle quote rosa presenti nell’economia tradizionale, e la forma societaria predominante è la SRL o la SPA.

Focalizzando l’attenzione sulle prospettive occupazionali dei vari comparti della green economy, emerge come la crisi delle rinnovabili abbia fatto segnare un saldo negativo del 22% rispetto al 2011. L’occupazione risulta invece in crescita nel settore dell’efficienza energetica e nel comparto delle due ruote.
Le imprese impegnate in campo ambientale vantano, inoltre, buone performances dal punto di vista della competitività: il 19,8% delle imprese core green e il 26,5% delle imprese go green ha fatto della sostenibilità una vera e propria ricetta “anti crisi” vincendo la gara dell’export contro una media del 12% delle imprese ad economia tradizionale.

Uno “spread verde” che rappresenta un dato importante in vista del vertice Onu sul clima COP21 che a dicembre riunirà il mondo a Parigi per discutere sulla necessità di rallentare il cambiamento climatico provocato dall’abuso di combustibili fossili, i cui esiti potrebbero avere un’influenza decisiva sulle politiche climatiche, su quelle energetiche e quindi su una parte rilevante del futuro della green economy.

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