Economia circolare: dal caffè al compost il passo è breve

Sempre più aziende del comparto alimentare stanno ponendo nella ricerca di prodotti che impattino sempre meno sull’ambiente, sia durante il ciclo produttivo, sia a fine vita. Via libera ai biobased packaging materials, compostabili e biodegradabili.

Compostaggio e compostabilità e biodegradazione e biodegradabilità sono concetti diversi spesso confusi e fonte di equivoci. Al di là della questione scientifica, questa differenza ha delle implicazioni pratiche per quanto riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti. Non si tratta solo di mera biodegradabilità quindi ma proprio di un ciclo che si chiude. Ridurre gli sprechi e trasformare gli scarti in risorse. È la logica alla base del consumo responsabile che impegna i cittadini lungo tutta la filiera: dalla scelta consapevole di ciò che acquistano fino allo smaltimento. Un approccio che è ancor più importante per quanto riguarda il cibo.
Prendiamo ad esempio uno dei riti quotidiani che interessa la maggior parte degli italiani, ovvero quello del caffè. Dalla pianta al chicco; dal chicco alla capsula; dalla capsula al compost ormai il passo è breve. Conti alla mano, oltre 10 miliardi di capsule da caffè vengono vendute ogni anno grazie alla loro estrema praticità. Praticità che spesso e volentieri però non fa rima con sostenibilità. Già, perché questi 10 miliardi di caffè bevuti, producono 120mila tonnellate di rifiuti, 70mila in Europa, 12mila solo nella patria della ‘tazzulella’ di caffè. Incredibile ma vero questi innumerevoli effetti inquinanti sono causati dalla compresenza di troppi materiali diversi difficili da separare. Importanti brand del settore hanno brevettato capsule per caffè in plastica biodegradabile fatte con lo stesso materiale della bioplastica dei sacchetti del supermercato, che diventa compost in 75 giorni e che quindi può essere conferita con i rifiuti organici e dopo un adeguato processo industriale, diventare compost. Questo è solo uno degli ultimi esempi dell’attenzione che le aziende del comparto alimentare stanno ponendo nella ricerca di prodotti che impattino sempre meno sull’ambiente, sia durante il ciclo produttivo, sia a fine vita.
Non di solo caffè vive l’uomo, naturalmente. Ed ecco quindi che il comparto si sta adoperando per innovare anche altro genere di imballaggi come le vaschette per il gelato da smaltire nell’umido; le cassette per la pesca biodegradabili e semenzai compostabili che potenzialmente eliminerebbero dall’ambiente oltre 150 milioni di pezzi in polistirolo, presentati ai Saloni BioEnergy Italy, Green Chemistry Conference and Exhibition e Food Waste Management Conference a Cremona.
Il mondo del packaging può sicuramente fare da volano nello sviluppo di esperienze di economia circolare, poiché i polimeri naturali come i bio-based packaging materials sono il 75% delle risorse rinnovabili teoricamente disponibili ed il primo e il più importante rimane la cellulosa. Se a fare da apripista fu la capsula di caffè, a chiudere il cerchio è la bottiglia biobased per il latte, realizzata con una bioplastica non ben specificata ottenuta dalla canna da zucchero, additivata con carica minerale. Via libera ai biobased packaging materials, compostabili e biodegradabili quindi capaci di massimizzare il risultato e le performance ma allo stesso tempo di minimizzare l’impatto sull’ambiente.

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