Finanziare il futuro, sviluppi e prospettive per una finanza sostenibile

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Presentato il 6 febbraio il rapporto “Finanziare il futuro”, frutto di un Dialogo avviato nel 2016 per iniziativa del Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con il Programma Ambientale delle Nazioni Unite. L’obiettivo è una spinta all’innovazione sostenibile del settore finanziario.

Un futuro da finanziare con azioni specificamente volte alle sostenibilità. Questo il focus del rapporto “Finanziare il futuro, presentato lo scorso 6 febbraio alla Banca d’Italia e frutto di un dialogo avviato un anno prima per iniziativa del Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con il Programma Ambientale delle Nazioni Unite.

L’approvazione, nel 2015, degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) dell’ONU e dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici hanno imposto, infatti, una spinta all’innovazione nel settore finanziario. Proprio in risposta al nuovo quadro acquista senso e significato il Dialogo Nazionale dell’Italia per la Finanza Sostenibile: per fare il punto sullo stato dell’arte, identificare possibili strategie e proporre politiche che consentano un decisivo passo avanti a partire dai segnali di cambiamento attuali.

Il rafforzamento della dimensione ambientale della finanza è essenziale per raggiungere i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile e di lotta al riscaldamento globale” ha affermato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Questo rapporto fissa una serie di proposte pratiche per allineare rischi e ritorni legati all’imperativo della sostenibilità”.

Il progetto ha coinvolto oltre 100 persone fra rappresentanti di istituzioni finanziarie, soggetti protagonisti dei mercati bancario, assicurativo, della gestione del risparmio e dei capitali, accademici e membri della società civile.

Cosa è emerso, dunque, da questa riflessione collettiva? Secondo gli esperti del settore, l’Italia si trova di fronte a una sfida che, se ben sfruttata, diventa un’importante opportunità strategica: quella di orientare il proprio sistema finanziario verso un modello di sviluppo a bassa intensità di carbonio. A questo proposito, i presupposti sembrano favorevoli, posto che il Dialogo Nazionale ha registrato un crescente livello di consapevolezza e di iniziativa tra le istituzioni finanziarie.

Erik Solheim, direttore esecutivo del Programma Ambientale delle Nazioni Unite ha dichiarato: “Con questo Dialogo, l’Italia sta dimostrando una reale leadership internazionale. Vediamo sempre più nazioni adottare un approccio sistematico allo sviluppo della finanza sostenibile, e questo rapporto sarà di immenso valore in Italia e oltre”.

Permangono, tuttavia, resistenti barriere allo sviluppo delle buone pratiche citate: una scorretta determinazione dei prezzi, un approccio di breve termine, una carenza di competenze specifiche sono alcuni esempi di ostacoli che tendono a frenare la trasformazione.

Per ovviare a ciò, il Dialogo ha individuato 18 azioni specifiche, che si raggruppano in quattro macro-aree principali: quadro politico, innovazione finanziaria, infrastrutture di mercato, creazione di conoscenze. Se si riuscirà a mettere in pratica tale piano programmatico in modo corretto e diffuso- affermano i soggetti coinvolti- si potrà convertire quel che ora è un apprezzabile slancio positivo in un rinnovamento vero, dall’impatto sistematico.

 

 

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