Mobilità sostenibile: la rivoluzione di EMA

Il futuro dell’elettrico passa anche attraverso le onde del mare e, sebbene la tecnologia debba ancora evolversi per eliminare le problematiche tecniche, non è impossibile immaginare un prossimo futuro di imbarcazioni ‘ibride’ e di vetture terrestri sempre più performanti.

A margine del Posidonia Green Festival, Daniele Bossi, presidente di EMA-Eco Mobility Association, ci ha concesso un’intervista esclusiva per aiutarci a comprendere meglio il futuro della mobilità sostenibile terrestre e non.

L’Italia deve prepararsi alle normative europee che riguarderanno la mobilità green dei natanti e, soprattutto, deve colmare il gap con Paesi come Austria e Germania che hanno già avviato una rivoluzione legislativa, tecnologica e soprattutto di approccio mentale.

Dice Daniele Bossi: “tutto sta nel cambiare la mentalità: se con la barca voglio andare veloce, ho uno spreco di energia enorme; se, invece, si utilizza l’elettrico per andare piano, questo consuma pochissimo, è super efficiente e non ha bisogno di tanta energia immagazzinata”.

Per la pesca a corto raggio e soprattutto per le barche a vela, Bossi considera il connubio tra tipi diversi di propulsione come la migliore opzione per il futuro: “con la vela spiegata, si può far salire l’autonomia della batteria elettrica sommando i nodi di entrambi i sistemi. La barca viene risucchiata dalle vele stesse, che sono il propulsore principale. Il motore endotermico si usa solo quando serve, infatti si chiama ‘ausiliario’ non a caso”.

Anche per quanto riguarda la mobilità terrestre, c’è bisogno di un cambio di approccio che però non deve spingerci necessariamente verso l’elettrico totale.

La macchina -continua il Presidente di EMA- serve solo per i lunghi spostamenti ma passare da euro 6, quando nel 2020 saremo ad euro 8, conviene solo alle case automobilistiche. È più sensato, anche in questo caso, un plug-in che integri diversi sistemi”.

Casomai, le preoccupazioni vere riguardano il fine vita dei mezzi di trasporto: nel caso delle imbarcazioni, col retrofit elettrico può essere posposto. “Lo smaltimento è cruciale. Molte barche sono ancora in vetroresina ed anche la miglior vettura elettrica è principalmente fatta di plastica e quindi difficile da smaltire”.

In un panorama in così rapido cambiamento, per EMA è stato fondamentale trovare partner qualificati.

A cominciare da Andrea Rossi, ingegnere navale e project manager, per proseguire con i Cantieri Vismara, il Tesla Owner Club svizzero e la Garroni Design, il progetto può vantare le conoscenze per essere il più trasversale possibile, potendo così occuparsi degli aspetti ingegneristico-nautici, delle problematiche tecniche relativi le ricariche e della ricerca sulle fonti alternative.

Non solo partner tecnici di livello, fondamentali sono state anche le amministrazioni sensibili come quelle dei Paesi del Tigullio.

“Giovedì 17 agosto, il traffico a Rapallo si è fermato. L’unica strada che conduce a Santa Margherita e Portofino era intasata di mezzi”. Così EMA, il 30 settembre, su quella stessa strada darà vita ad un concerto itinerante: “sintonizzando il maggior numero di vetture elettriche e ibride sulla stessa frequenza radio, daremo vita ad un’iniziativa che coinvolgerà negozianti e pedoni per sensibilizzare la comunità sull’importanza della mobilità sostenibile”.

Interviene brevemente anche Michele Corrado, Presidente dell’Area Marina Protetta di Portofino, che grazie ad EMA sta per varare un’imbarcazione ad impatto zero: “stiamo testando il motore elettrico e i pannelli solari per permetterci l’ingresso all’area e per dare la stessa opportunità anche alle università ed al turismo subacqueo”. Così facendo anche le altre aree italiane avranno un modello di riferimento che si mostra capace di “abbattere tre tipi di inquinamento: atmosferico, acquatico ed acustico”.

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