La bike economy in Italia vale 6,2 miliardi l’anno

Secondo il primo “Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città”, gli spostamenti in bici producono un fatturato di 6,2 miliardi l’anno. I benefit sanitari, la riduzione di smog e di rumore della bike economy si uniscono agli introiti generati dalla produzione di biciclette e accessori e dal cicloturismo.

Pedalare fa bene. Non solo a gambe, polmoni e forma fisica in generale, ma anche all’economia. L’A Bi Ci, primo Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città, realizzato da Legambiente in collaborazione con VeloLove e GRAB+, rivela che In Italia gli spostamenti in bici generano un fatturato di ben 6,2 miliardi l’anno.

Le città italiane bike friendly sono ancora una minoranza sebbene “in 7 anni le ciclabili siano cresciute del 50%: spesso, però, sono costruite senza criterio o sono isolate, fattori che non ne favoriscono l’utilizzo”. Eppure “il valore economico della ciclabilità in Italia è incoraggiante”, si legge nel rapporto, che prende in considerazione parametri come la produzione di biciclette, i benefit sanitari, la riduzione di smog e di rumore, l’abbattimento dei costi ambientali e sociali delle emissioni gas serra… oltre a stilare una classifica delle città più affezionate ai pedali.

In vetta ci sono Pesaro e Bolzano, dove circa un abitante su tre pedala per raggiungere il luogo di lavoro o di studio e il 28% della domanda urbana di mobilità è soddisfatto dalla bici. Tra le top 12 compaiono, inoltre, Ravenna, Reggio Emilia, Treviso e Ferrara dove dal 22% al 27% di abitanti la usano ogni giorno; Cremona, Rimini, Pisa, Padova, Novara e Forlì (15%) seguono- è proprio il caso di dirlo- a ruota, mentre fra i grandi capoluoghi  si distingue Milano (6%).

Nelle più virtuose, alle infrastrutture di qualità si aggiunge una riorganizzazione dello spazio urbano a misura di persona (ampliamento delle aree pedonali, riduzione degli spazi dedicati alla sosta delle auto, messa in sicurezza degli incroci, istituzione di zone a velocità moderata). Al contrario, il solo aumento di piste ciclabili -spesso realizzate senza una visione d’insieme e un’accurata pianificazione- non basta. Risultato: la maggioranza dei centri urbani non risulta all’altezza delle aspettative, e conta un numero di utenti della bici uguale al 2008.

Stando così le cose quali sono, dunque, i fattori e le aree in grado di generare gli indotti descritti nel report? Oltre al valore legato ai minori costi e alle esternalità positive (si calcola, ad esempio, che l’uso della bicicletta produca un risparmio sanitario pari a 1.054.059.446 euro l’anno), settori trainanti sono la produzione di bici e il cicloturismo.

Per quanto riguarda la costruzione di biciclette, l’Italia si conferma essere il maggior produttore, con una quota di mercato prossima al 18%. La loro vendita nel mercato nazionale e internazionale ha generato nel 2015 un giro d’affari di 488 milioni. A questo bisogna aggiungere gli introiti generati dal mercato di parti e accessori che, nello stesso anno,  ha  dato origine a vendite per 483,5 milioni. Negli ultimi cinque anni, inoltre, in Italia è cresciuto poi il mercato delle bici a pedalata assistita, sebbene il trend sia più contenuto rispetto a quello di altri Paesi UE.

Il cicloturismo produce 2 miliardi di euro l’anno, mentre il bike sharing si conferma una realtà piuttosto diffusa su tutto il territorio. Milano, Brescia, Bergamo, Aosta, Pisa e Lodi superano una disponibilità media di 2 biciclette ogni 1.000 abitanti, mentre a Perugia, Palermo e Napoli sono meno di un decimo (0,2).

La presentazione del rapporto, avvenuta a Roma lo scorso 5 maggio nel corso del Bike Summit 2017, ha visto partecipare, tra gli altri, la presidente di Legambiente Rossella Muroni, il Ministro dei trasporti e delle infrastrutture Graziano Delrio, il Sindaco di Pesaro e Vicepresidente Anci Matteo Ricci, e Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente.

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