Mercato immobiliare 2016, edilizia efficiente o energivora?

Il Rapporto annuale sull’andamento del mercato immobiliare urbano fornisce una panoramica sulle compravendite immobiliari del 2016. L’efficienza energetica è ormai una realtà per il mercato delle nuove costruzioni, mentre il 90% degli edifici da ristrutturare rientra ancora nelle ultime due classi energetiche.

Promuovere una qualità energetica ottimale delle nuove costruzioni, incentivando il rinnovamento e l’efficientamento degli edifici esistenti. Questo l’obiettivo -dichiarato in una nota stampa congiunta da ENEA, Istituto per la Competitività (I‐Com) e Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP)- che ha portato alla realizzazione di un report a cadenza annua sulle dinamiche del mercato immobiliare, osservate rispetto alla variabile dell’efficienza energetica.

Oltre ad analizzare trend e proiezioni determinanti per il 2017, il “Rapporto annuale sull’andamento del mercato immobiliare urbano” fornisce una panoramica sulle compravendite di immobili portate a termine nel 2016. Ma quali sono i dati che emergono dall’analisi, e quale la percezione del valore dell’efficienza energetica da parte degli acquirenti?

“L’efficienza energetica ha fatto definitivamente il suo ingresso nel settore edilizio, ma rimane molto da fare sugli edifici esistenti: solo l’11% risulta ristrutturato nelle prime tre classi energetiche, mentre rientra nelle ultime due classi energetiche quasi il 90% degli immobili da ristrutturare”, ha commentato Roberto Moneta, responsabile Unità Tecnica Efficienza Energetica dell’ENEA.

Nel 2016, infatti, gli immobili delle classi energetiche A+, A e B sono stati oggetto del 60% delle compravendite nel mercato delle nuove costruzioni, facendo registrare un incremento del 10% rispetto al 2015.

Tuttavia, l’anello debole esiste e continua ad essere, di fatto, la scarsa qualità energetica degli edifici ristrutturati e da ristrutturare: in continuità con il 2015, l’edilizia in classe G domina ancora le compravendite (il 66% di monolocali e il 56% di ville unifamiliari) nel suo insieme, mentre le transazioni relative a case ristrutturate in classe energetica A+, A e B si attestano su valori che variano dal 3% al 7%.

Per una decodifica corretta e realistica dei dati raccolti, il report ha preso inoltre in esame le risposte di oltre 500 agenti immobiliari in merito all’importanza dell’efficienza energetica percepita. Secondo quanto riportato, la capacità di saper valorizzare le caratteristiche energetiche degli edifici è migliorata tanto da parte di chi compra, quanto da parte di chi vende: rispettivamente al 51% e al 40% degli interessati viene attribuita, in questo campo specifico, una capacità almeno sufficiente (i dati del 2015 erano, rispettivamente, il 47% e 34%).

Eppure, qualcosa impedisce di tenere in dovuta considerazione le prestazioni energetiche degli immobili al momento dell’acquisto. Tra le principali motivazioni che, secondo gli agenti immobiliari intervistati, portano a una scarsa attenzione dei clienti verso gli immobili in classe più elevata ci sono una bassa disponibilità di spesa, il livello culturale e di consapevolezza ambientale e la scarsa fiducia nel sistema di etichettatura energetica degli immobili.

Per il 58% degli interpellati, infatti, l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) non serve a orientare le scelte di chi compra o vende, e il 40% dei professionisti del settore lo considera poco utile. Ecco perché, tra le possibili iniziative suggerite nel rapporto, raccoglie consensi quella di rendere l’APE uno strumento dinamico che consenta all’acquirente di capire quali potranno essere i suoi consumi energetici reali nel momento in cui andrà ad abitare nell’immobile.

Divide invece gli addetti ai lavori, con un 53% di contrari, la proposta di inserire una specifica voce nei listini immobiliari legata agli immobili “ristrutturati green”, che aggiunga significato e ulteriore valore all’efficientamento di edifici ancora altamente energivori.

Quali che siano i prossimi passi in proposito, la problematica contribuisce a comporre il complesso quadro dell’edilizia italiana e, insieme alle altre criticità emerse, dovrà essere considerata nell’elaborazione di una nuova strategia energetica nazionale che miri a un’efficace decarbonizzazione del settore residenziale.

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