Speciale Decreto rinnovabili: intervista a Simone Togni, Presidente ANEV

“Il nuovo decreto rinnovabili potrebbe mettere la parola fine all’eolico in Italia”. Questa la denuncia del Presidente ANEV Simone Togni a pochi giorni dalla pubblicazione della nuova bozza del documento.

“Il nuovo decreto rinnovabili potrebbe mettere la parola fine all’eolico in Italia”. Questa la denuncia del Presidente ANEV Simone Togni a pochi giorni dalla pubblicazione della nuova bozza del documento.

Dopo la pubblicazione da parte del MISE nella nuova bozza del Decreto sui meccanismi di incentivazione per le rinnovabili non fotovoltaiche per il biennio 2015-16 sono iniziate le reazioni da parte degli addetti ai lavori. Abbiamo intervistato sul tema Simone Togni, Presidente ANEV – Associazione Nazionale Energia del Vento, per parlare dello stato delle rinnovabili in Italia, delle difficoltà legate alla riduzione degli incentivi e dei benefici per il Paese derivanti dall’utilizzo delle energie green.

Le energie da fonti rinnovabili faticano a ottenere una dignità economica e politica rispetto alle fonti fossili. Come uscire dalla situazione considerando che ormai hanno un peso pari al 50%?
Il settore elettrico negli ultimi anni ha cambiato la sua configurazione, cedendo spazio alle fonti rinnovabili che coprono oggi il 40% del mix nazionale. Fino a pochi anni fa, petrolio e gas erano i protagonisti incontrastati, circostanza che sembrava impossibile mettere in discussione. Tuttavia, le esigenze legate alla necessità di ridurre emissioni nocive in atmosfera, hanno imposto il ricorso virtuoso alle fonti rinnovabili. Il valore economico delle rinnovabili è fuori discussione. Secondo Althesys il settore rinnovabili nel 2014 ha generato ricadute economiche per più di 800 ml di euro in termini di valore aggiunto e indotto e 3.400 occupati. Dal punto di vista politico nel nostro Paese è diffuso in certo disinteresse per il settore delle rinnovabili, che fino a oggi non ha ricevuto l’adeguato supporto normativo, specie se si fa un paragone con il resto d’Europa e del Mondo, dove le rinnovabili rappresentano il driver assoluto delle politiche energetiche. Lo soluzione arriverà da sé, quando la transizione ineluttabile e già in atto verso un sistema basato prevalentemente sulle rinnovabili, renderà necessario l’affrancamento dalle fonti fossili. A quel punto sarà inevitabile per le istituzioni politiche dover far fronte al nuovo sistema elettrico, caratterizzato sulla maggioranza di rinnovabili nel mix energetico. Tale processo è già avviato ed ha raggiunto maturità nella maggior parte dei Paesi esteri.

In Italia le due associazioni di categoria chiamate a difendere gli interesse dei produttori di FER sono ANEV e AssoRinnovabili. Quali azioni stanno predisponendo a tutela e difesa dell’interesse della categoria?
L’ANEV è un’associazione di categoria che nasce proprio con lo scopo di ricoprire il ruolo di interlocutore privilegiato per le istituzioni di riferimento, sia in ambito normativo che regolatorio. Pertanto sia nella definizione del decreto attuativo da parte del Ministero dello Sviluppo economico, sia nella definizione della deliberazione relativa agli oneri di sbilanciamento per le fonti rinnovabili non programmabili da parte dell’AEEGSI, l’Associazione si è fatta carico di rappresentare le istanze del settore eolico al fine di conferire maggiore equilibrio al quadro di riferimento del settore.

Incidenza del costo delle FER in bolletta: per molto tempo questa è stata la causa o l’alibi dietro il quale i movimenti fossilisti hanno potenziato la loro azione. Non vi è dubbio che esista un fondo di verità ma fino a che punto l’incidenza del costo compensa un reale risparmio/efficientamento energetico?
Come già dimostrato da ANEV e recentemente ribadito dal GSE nel Rapporto attività 2014, il costo degli oneri delle FER dell’eolico è in calo ed è assolutamente marginale rispetto alla spesa complessiva prevalentemente ascrivibile al Fotovoltaico, inoltre gli incentivi introdotti nel 2012 (incentivi e aste) risultano esigui ed estremamente efficienti. Per altro, fronte di soli 30 milioni di € all’anno che le nuove aste previste dal DM rinnovabili in bozza costerebbero, i benefici complessivi sarebbero estremamente maggiori, quantificabili in circa 150 milioni di euro all’anno. Bisogna considerare infatti che in questi anni si assisterà alla progressiva uscita dalla quota annuale degli impianti giunti al termine del periodo di incentivazione, fattore che sommato all’incremento del gettito fiscale, ai benefici in termini di riduzione del PUN e all’incremento delle misure compensative locali, sposterà largamente l’ago della bilancia verso una situazione di benefici netti complessivi per il sistema italiano compresi tra 1,82 e 4,54 Miliardi di Euro (fonte: studio EleMeNS “Costi e benefici dell’eolico” 2014) considerando l’intero periodo di incentivazione (fino al 2035).

Decreto rinnovabili di prossima attuazione: vincitori e vinti? quali nuovi equilibri di mercato?
La bozza del nuovo Decreto, già in forte ritardo rispetto alla data prevista del 31.12.2014 per l’emanazione, risulta essere contraddittoria e lesiva degli interessi del Paese anche rispetto agli obiettivi assunti al 2020 e quelli in fase di definizione al 2030. Il testo propone infatti importanti tagli agli incentivi per l’eolico, che ne ridimensionano consistentemente le prospettive di crescita e sviluppo, contrariamente, per altro, a quanto preannunciato per il Green Act, che dovrebbe puntare a rilanciare le politiche ambientali. Qualora il Decreto venisse approvato nella versione trasmessa alla Conferenza Unificata Stato Regioni, si metterebbe fine alla parola eolico in Italia, con conseguenze gravissime sull’industria, sull’economia, sul lavoro, nonché sulle generazioni future.

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