Come procede il cammino dell’UE verso gli obiettivi energetici

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L’ultimo report della Commissione Europea evidenzia i passi avanti compiuti nell’adozione delle energie rinnovabili e la loro coabitazione con le politiche economiche, sottolineando l’importanza di un’ancor lacunosa interconnessione tra gli Stati membri. Tuttavia, le spese energetiche europee sono ancora troppo ingenti e impegni e teorizzazioni non sono ancora stati del tutto applicati.

L’Unione Europea sostiene di essere sulla strada giusta per rispettare i propri obiettivi sulle energie rinnovabili. I dati del 2014 evidenziano come il consumo di energie green sia stato pari al 16% del totale energetico europeo, una percentuale già molto vicina all’obiettivo 20% fissato per il 2020. L’Europa è stata inoltre in grado di ridurre significativamente l’intensità delle emissioni di gas serra derivanti dalla propria economia e di disgiungere la crescita economica da quella delle emissioni. Tra il 1990 e il 2015 il PIL europeo è cresciuto del 50%, mentre le emissioni sono diminuite del 22%.

Il report della Commissione Europea, di recente pubblicazione, spiega come “l’Europa sia una delle maggiori economie dal punto di vista dell’efficienza nelle emissioni, e sia impostata per diventare l’economia più efficiente del G20, attraverso il raggiungimento dei target di energia e clima del 2030”. Tuttavia, non va negato come alcuni Stati membri, come la Danimarca e la Polonia, abbiano subito un contraccolpo economico di carburanti fossili.

Proseguendo la lettura del report, il vicepresidente della Commissione UE e responsabile del dossier, Maros Sefcovic, spiega come, “largamente guidato dal deprezzamento di gas e carbone, dalla graduale penetrazione delle energie rinnovabili nel settore energetico, nonché dalla domanda controllata, si è riusciti a raggiungere un generale abbassamento delle spese elettriche nella maggior parte degli Stati membri tra il 2013 e il 2015. Restano tuttavia importanti differenze regionali, con i prezzi più alti registrati in Gran Bretagna e nell’Europa mediterranea, mentre i più bassi nei Paesi Scandinavi”.

In ottica globale, la caduta dei prezzi dei veicoli elettrici e dell’energia solare (-85% in sette anni) dovrebbe far arrestare la crescita della domanda di olio e carbone entro il 2020. In proiezione, i pannelli solari potrebbero fornire il 23% dell’energia entro il 2040 e il 29% entro il 2050. I veicoli elettrici sarebbero in grado di rappresentare il 35% del mercato dei trasporti entro il 2035, fino ad arrivare al 65% entro il 2050, rimpiazzando fino a 25 milioni di barili di olio al giorno. Lo scenario, delineato dal Grantham Institute dell’Imperial College di Londra, tiene in considerazione le recenti proiezioni di riduzione dei costi di energie e tecnologie green, nonché gli impegni sostenuti dai vari Paesi per tagliare le emissioni. I dati europei sarebbero di riflesso ancor più promettenti, ma il Continente deve evolversi rapidamente.

L’Unione dell’energia tra i diversi Stati europei viene considerata un mezzo per accelerare la modernizzazione dell’intera economia comunitaria. Tuttavia, 11 dei 28 Paesi Europei non hanno ancora raggiunto l’obiettivo di connettere il 10% della loro produzione energetica a quella di altri Stati. Bulgaria, Cipro, Germania, Francia, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Inghilterra e Spagna devono continuare gli sforzi per migliorare la loro interconnessione. Il piano di creare una rete energetica comune è finalizzato a incrementare la certezza di una fornitura costante e di una più rapida integrazione delle rinnovabili, senza creare dipendenza forzata.

L’Italia, infatti, nell’ultimo decennio, ha ridotto la propria dipendenza dell’import energetico grazie al contributo delle rinnovabili e ad alcuni interventi legislativi che hanno migliorato l’efficienza del settore. Tuttavia, nell’UE il costo energetico resta troppo elevato e rappresenta un indice di povertà in molti Stati membri. In media, i costi relativi all’energia sono pari al 9% delle spese dei nuclei famigliari a basso reddito, una percentuale cresciuta in molti dei Paesi dal 2005 a oggi. Per Sefcovic, ci sono tutti i margini per ridurre questo dato, a patto che le direttive dei diversi pacchetti legislativi, tra cui il recente “Energia Pulita” che ha suscitato le preoccupazioni ambientaliste, vengano immediatamente messi in pratica per rendere il 2017 un anno di svolta.

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