La convenienza del futuro eolico e un offshore da sfruttare

offshoreI costi dell’energia eolica si ridurranno fino al 30% entro il 2030 e al 41% entro il 2050, mentre crescerà il contributo della rinnovabile al fabbisogno energetico mondiale. Nel frattempo, Europa e Stati Uniti sono sempre più orientati a sfruttare le potenzialità dell’offshore. E l’Italia?

Un netto e durevole ridimensionamento al ribasso dei costi dell’energia eolica. Supportata da politiche energetiche green e dal progresso tecnologico, la capacità produttiva degli impianti eolici capace di rispondere alla domanda mondiale di elettricità è cresciuta del 400% negli ultimi 10 anni. Tale aumento, tra gli altri fattori, è influenzato anche dalla riduzione dei costi, destinata a incrementare nel futuro prossimo: secondo la ricerca Expert elicitation survey on future wind energy costs pubblicata da Nature Energy, il risparmio economico sarà del 24-30% entro il 2030 e del 35-41% entro il 2050.

 

Attualmente, l’energia eolica copre soltanto il 4,3% del fabbisogno energetico mondiale, ma, stando agli studi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) basati sull’analisi proiettiva di 150 possibili diversi scenari, tale contributo dovrebbe raggiungere in media il 13-14%. Se poi dovessero verificarsi tutte le circostanze più favorevoli, non si potrebbe escludere una copertura del 50%, soprattutto se prendesse definitivamente piede la produzione lontana dalla costa.

 

Se infatti nel 2016 oltre il 97% della produzione eolica deriva da strutture onshore, le maggiori riduzioni dei costi – circa il 35% in meno nei prossimi 30 anni – si riscontreranno nell’offshore galleggiante e, parzialmente, per le più diffuse pale eoliche fissate sul fondale. In generale, l’onshore resterà ancora il più conveniente, ma il divario diverrà talmente irrisorio che sarà inevitabile riscontrare un ulteriore flusso di investimenti sulle strutture offshore.

 

Persino gli Stati Uniti, arretrati rispetto all’Europa nello sfruttare le risorse eoliche, hanno aperto gli occhi di fronte al rapporto del The National Renewable Energy Laboratory (NREL) che ha stimato un possibile sviluppo potenziale di 4200 GW offshore e 11000 GW onshore. Dati considerevoli, ma che per il momento restano soltanto teorici e si accontentano della recente approvazione della nuova National Offshore Wind Strategy: 86 GW di eolico offshore saranno installati entro il 2050. L’esordio a ottobre, con la prima “fattoria del vento oceanica” pronta per muovere le pale a Rhode Island.

 

Nel Vecchio Continente, dove il 2015 ha già sfiorato la produzione di 10 GW ripartiti in 82 centrali eoliche, l’European Wind Energy Association (Ewea) ha fissato gli obiettivi dell’eolico offshore europeo: 40 GW prima del 2020 e 450 GW entro il 2050, comprendenti sia i siti in basso fondale che quelli in alto fondale, più facilmente accettabili per il ridotto impatto ambientale.

 

Per l’Italia, gli impianti eolici offshore potrebbero rappresentare un’opportunità concreta nonostante la diversa orografia delle coste nazionali. Certo, sarebbe opportuno aggirare gli ostacoli dovuti a rotte civili e commerciali, attività ittica, aree protette e turismo, ma secondo l’Atlante eolico redatto da RSE (Ricerca Sistema Energetico), rispettando i dovuti accorgimenti resterebbe un potenziale complessivo di 12 GW. Se raggiunto, sarebbe una svolta importante per un Paese che nel 2015 si è basato sull’eolico soltanto per il 5,4% della produzione energetica interna.

 

Purtroppo, dei contenuti del Piano d’azione Nazionale (Pan) presentato nel 2012 alla Commissione Europea, in cui si prevedeva l’installazione di impianti eolici offshore da 100 MW entro il 2013 e da 680 MW entro il 2020 – potenza comunque irrisoria in confronto ai margini – per ora si registra un nulla di fatto. Tutti i progetti eolici presentati nell’ultimo decennio si sono sempre scontrati con un iter burocratico troppo complesso, reazioni negative da parte di associazioni ambientaliste locali e l’assenza di una pianificazione nazionale così come richiesto dal Parlamento Europeo. L’unica realtà esistente è il parco eolico offshore di Taranto, sviluppato dalla Beleolico Srl, operante con una potenza da 30 MW. Considerando la corsa globale a investire sul settore, per il quale l’Italia ospita caratteristiche naturali e territoriali consone alle esigenze, si spera che l’esempio pugliese non rimanga un’eccezione ancora a lungo.

 

 

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