Gran Bretagna: stop all’energia a carbone

Dal 2025 basta con le emissioni a carbone. Questo l’annuncio del ministro dell’Ambiente britannico, Amber Rudd in vista di Cop 21, la conferenza climatica in programma per il prossimo 30 novembre a Parigi.

Dal 2025 basta con le emissioni a carbone. Questo l’annuncio del ministro dell’Ambiente britannico, Amber Rudd in vista di Cop 21, la conferenza climatica in programma per il prossimo 30 novembre a Parigi.

Una decisione drastica, con l’impegno di ridurre la produzione già dal 2023. “Per un’economia avanzata come la nostra non è sufficiente fare affidamento su centrali a carbone inquinanti e ad alta intensità energetica”, ha detto il ministro Rudd. L’impatto dell’energia fossile prodotta dal carbone rappresenta uno dei fattori del surriscaldamento climatico. 

Ad oggi questo tipo di fonte consente di produrre energia solo attraverso la combustione, rilasciando nell’aria grande quantità di anidride carbonica. Ciò provoca il fenomeno delle piogge acide, dannose per le persone e per l’ambiente. Esistono sistemi in grado di catturare il Co2, ma sono ancora in fase sperimentazione e comunque molto costosi. Dunque una fonte fossile che provoca squilibri ambientali, umani ed economici.  

Al momento, il Paese che utilizza maggiormente l’energia ottenuta dal carbone è la Cina, seguita da Stati Uniti, India e Russia, Germania e Giappone, mentre l’Italia è uno dei paesi che consuma meno carbone a fini energetici.

Che fare allora? La decisione della Gran Bretagna è quella di diminuire la produzione fino a eliminarla del tutto. Il ministro Amber Rudd ha aggiunto che solo in caso di attivazione di dispositivi di stoccaggio gli impianti potranno restare attivi. Una scelta accolta con entusiasmo da qualcuno, ma con scetticismo da parte delle associazioni ambientaliste. Infatti, se verranno dismessi gli impianti di energia a carbone, Londra intende sostenere quelli di energia rinnovabile e nucleare

Per Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti e oggi personaggio di primo piano in tema di tutela ambientale, si tratta di una proposta “eccellente e di buon auspicio”. Critiche invece dall’organizzazione “Friends of Earth”. “Passare dall’energia a carbone a quella nucleare – dice il portavoce Simon Bullock – è come un ubriaco che passa da due bottiglie di whiskey al giorno a due di Porto”.  Nel programma energetico del Regno Unito c’è la costruzione di tre siti nucleari che – una volta messi in funzione – coprirebbero la mancata energia da carbone. Di recente il governo Cameron è stato criticato per la sua scarsa attenzione verso le energie naturali.

Dal punto di vista statistico c’è da dire che le fonti verdi rappresentano una larga fetta del fabbisogno oltremanica, con la Scozia leader tra i tre stati. Secondo Greenpeace, nel 2030 le energie sostenibili potrebbero fornire l’85% dell’elettricità in tutta l’isola.

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