Italia lontana dall’autonomia energetica

Negli ultimi 5 anni si è fermata la crescita delle energie rinnovabili, mentre si spendono 25 miliardi annui per le fonti fossili. L’Italia distante dagli obiettivi target della SEN e ancor più dall’autonomia energetica.

Mentre i contribuenti prendono atto del rincaro delle bollette di luce e gas (+5% con il nuovo anno), in Italia il consumo di rinnovabili continua a stentare. Non per carenza di fonti di energia green, ma perché non adeguatamente supportato. Fino allo scorso dicembre, l’art.42 del dlgs 28/11 consentiva la revoca degli incentivi alle rinnovabili per qualsiasi difformità documentale. Oggi, con la modifica del suddetto, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) può disporre la decurtazione dell’incentivo – tra il 20 e l’80% – in base all’entità della violazione, seguendo un principio di equità che prevede anche il defalco di un terzo della penale in caso di denuncia spontanea del violante.

Tuttavia, si tratta di un piccolo tassello di un puzzle più ampio che vede le rinnovabili in stallo. Negli ultimi cinque anni, la crescita è ferma a +0,13 Mtep. In altre parole, dodici volte meno rispetto al decennio precedente. Il target fissato dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) è pari al 28% del consumo finale lordo. Le fonti green dovrebbero provvedere a circa 30 Mtep. Per raggiungere tale obiettivo, servirebbe un tasso di crescita di quasi 6 volte quello attuale.

Invece, l’utilizzo di rinnovabili nei trasporti è fermo al 7,2% (obiettivo SEN 2030 al 21%), nel settore termico è calato (18,7% contro il 30% del SEN), così come in quello elettrico, dove nel 2014 si consumavano 121 TWh contro i 104 TWh odierni (-14%); l’idroelettrico è fermo a 36 TWh (contro i 50 TWh di obiettivo SEN), l’eolico a 17 TWh (target 40 TWh), il fotovoltaico a 25 TWh (target 72 TWh). Insomma, i tassi di crescita sono fino a quattro volte inferiori a quelli auspicati per centrare l’obiettivo della SEN, o, ancor peggio, sono in de-crescita. Attualmente non esistono normative che incentivino davvero l’autoproduzione di energie pulite: come è possibile?

Eppure il mondo è consapevole che sia necessario de-carbonizzare il sistema energetico. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia Rinnovabile (IRENA), per riuscire a limitare l’aumento della temperatura globale sotto i 2°C rispetto all’era pre-industriale, obiettivo minimo della COP21, questa è l’unica soluzione. La produzione di energia da fonti green, attualmente pari al 15% del totale, deve raggiungere quota 65% entro il 2050, con una riduzione di gas serra che farebbe crescere il PIL globale dello 0,18%, con ricavi di circa 19 trilioni di dollari. Peraltro non un obiettivo utopico, dato che secondo IRENA si potrebbe toccare quota 80% di fonti rinnovabili entro il 2050.

Invece, nonostante questo, continuano imperterriti i sussidi alle fonti fossili. Secondo il recente report dell’Overseas Development Institute (ODI), che monitora i sussidi europei ai combustibili fossili, nel 2016 l’Italia ha investito circa 15 miliardi di euro per finanziarli, sebbene la cifra sia ritoccabile al ribasso a seconda di come si considerino parte degli apporti indiretti. A questi 15 miliardi, se ne aggiungono altri 10 di costi sanitari medi dovuti all’inquinamento causato da fonti fossili. 25 miliardi annui spesi per non progredire.

Resasi conto del sistema controproducente, l’UE ha deciso di inserire l’utilizzo della energia rinnovabile, l’efficienza energetica e la Governance dell’Unione dell’Energia tra i temi che saranno discussi in Agenda, al Parlamento Europeo di Strasburgo, il prossimo 15 gennaio 2018, con successivo voto in plenaria nei giorni successivi. Sul tavolo eventuali modifiche al testo del Regolamento UE, tra cui l’obbligo di eliminare tutti i sussidi ai combustibili fossili entro il 2020. Sarebbe un buon punto di partenza.

In questo contesto, l’Italia è ancora distante dal raggiungere l’autonomia energetica. Sebbene gli studi internazionali che delineano l’Italia come Paese ideale per aspirare all’auto-sufficienza basata sulle rinnovabili – ultima a decretarlo l’Università di Stanford nel report Clean and Renewable Wind, Water and Sunlight All-Sector Energy Roadmaps for 139 Countries of the World da noi analizzato – siamo ancora dipendenti per il 75% della domanda energetica.

Il recente caso di falla al gasdotto di Baumgarten, in Austria, che ha interrotto l’apporto di gas entro i confini nazionali, ha reso palese come sia facile rimanere privi di approvvigionamento, nonché la facilità con cui le infrastrutture di ri-gassificazione possano causare danni irreversibili a persone e ambiente. Nonostante questo, anziché affrettare il rilancio di un piano di auto-efficienza energetica basato sulle rinnovabili, le recenti dichiarazioni del Governo sembrano voler rilanciare la costruzione del Gasdotto Trans-Adriatico, comunemente conosciuto come TAP.

Eppure, una concreta diversificazione energetica tra le diverse fonti rinnovabili, abbandonando finalmente i fossili, sembra sempre più l’unica soluzione plausibile per un rilancio economico e occupazionale del Paese, sia per riuscire a rispettare gli impegni assunti a livello globale con la Cop 21, sia per raggiungere quell’autonomia energetica che consentirebbe all’Italia di creare posti di lavoro, ridurre le spese e acquisire rilevanza all’interno della comunità internazionale.

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