Autoproduzione di energia, il futuro è nel sole

Dalle soluzioni per l’autoproduzione di energia nelle aree più povere del mondo fino al più grande impianto fotovoltaico galleggiante mai realizzato, il mondo guarda con crescente attenzione all’energia pulita.

“Il sole non sempre splende, il vento non soffia sempre e l’acqua non sempre scorre”: può sembrare un’affermazione colorata da un velo di negatività, eppure si tratta proprio del contrario. Con questa frase, T. H. Culhane – titolare di una non profit che si occupa di produzione di energia pulita – vuole sottolineare la presenza di grandi opportunità anche là dove non siamo abituati a vederle.

L’energia del sole, afferma Culhane, non si cattura solamente tramite pannelli solari: è custodita in ogni buccia di banana, in ogni seme di avocado, in ogni rifiuto organico che siamo abituati a gettare via. Con la sua Solar C.³I.T.I.E.S. (Connecting Community Catalysts Integrating Technologies for Industrial Ecology Solutions), Culhane punta invece a trasformare lo spreco in risorsa.

Così, l’energia del sole che trasforma i semi in piante e in alimenti si trasforma, evolve, cambia forma e viene ricatturata come nuova forma di energia: con i suoi biodigestori solari, gli scarti alimentari vengono trasformati in biogas con il quale alimentare generatori, frigoriferi, condizionatori, cucine e molto altro.

Solar C.³I.T.I.E.S. aiuta così a trasformare l’energia naturale in energia pronta al consumo, eliminando ogni spreco e permettendo alle famiglie delle aree più povere del mondo di costruire da sole i propri biodigestori solari e produrre dagli scarti la propria energia.

L’energia rinnovabile continua a costituire una soluzione anche su larga scala, andando ben oltre le aspettative: la Cina ha recentemente completato l’impianto solare galleggiante più grande al mondo, con 40 MW di potenza – sufficiente a produrre energia per 15.000 case.

La collocazione dell’impianto ha permesso il riutilizzo di un’area impossibile da sfruttare altrimenti: qui, in precedenza, si trovava un’area di miniere di carbone, pertanto l’acqua è demineralizzata e praticamente inutilizzabile. Torna invece utile per l’impianto fotovoltaico, al quale garantisce una maggiore efficienza grazie al suo raffreddamento.

Una realizzazione che è anche simbolo delle intenzioni del colosso orientale di compiere un’inversione di tendenza dal punto di vista energetico e di produrre, entro il 2030, un quinto dell’energia consumata a partire da fonti rinnovabili.

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