Riutilizzare le emissioni: la Carbon Capture Utilization è realtà

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In India, la CarbonClean Solutions inaugura la prima centrale di cattura e conversione del carbonio. Le emissioni di Co2 non vengono più interrate ma diventano oggetto di un processo economicamente auto-sufficiente che utilizza un composto salino per trasformarle in prodotti chimici di valore.

 

Sengapadai, nell’India meridionale, ospita una distesa di 2,5 milioni di pannelli solari. Un impianto fotovoltaico di 10 km2 capace di generare energia per 150mila abitazioni: il più grande del mondo. Nel villaggio non si trovano più di 3800 abitanti, ma il luogo è diventato un simbolo nazionale. Entro il 2022, almeno 60 milioni di alloggi dovranno essere alimentati con energia solare. Le rinnovabili dovranno garantire il 40% dell’energia interna prodotta entro il 2030. Tuttavia, gran parte degli investimenti green indiani dipendono da accordi commerciali e finanziamenti internazionali che potrebbero essere stravolti con le nuove amministrazioni.

Per questo motivo, ha ancor più rilevanza il risultato ottenuto a nemmeno 100km da Sengadapai, nella città portuale di Tuticorin, dove sorge lo stabilimento industriale della CarbonClean Solutions. Fino a oggi, le emissioni di Co2 venivano trattate come scorie, interrate forzatamente nel sottosuolo con un costo elevato, rischi di dispersione e nessun vantaggio economico. Il processo è conosciuto come Carbon Capture Storage (CCS). La CarbonClean Solutions è andata oltre, passando dalla CCS alla Carbon Capture Utilisation (CCU). Da scorie a risorsa. Da costo a ricavo. Una nuova frontiera della circular economy, pronta a rivoluzionare il settore.

Il processo di cattura e conversione del carbonio interviene nella produzione di vapore delle caldaie a carbone, quando un particolare composto salino brevettato reagisce con le molecole di Co2 che attraversano la ciminiera. Queste vengono abbattute e inviate nuovamente all’impianto, dove sono riutilizzate per produrre carbonato di sodio e altri composti con cui produrre vetro, detergenti, dolcificanti e molto altro. Secondo una ricerca condotta dalla Newcastle University, è possibile ricavare anche elettroliti per batterie agli ioni di litio, additivi per carburanti come petrolio e diesel od ottenere policarbonato e poliuretano. Il tutto riducendo il volume di rifiuti alcalini rispetto ai tradizionali composti amminici.

Soltanto gli stabilimenti della CarbonClean Solutions consentono di ridurre le emissioni di Co2 di 60.000 tonnellate l’anno. Soprattutto, l’intero processo avviene senza la necessità di alcun sussidio governativo. Nello specifico della multinazionale, i costi necessari per avviare l’operazione di cattura della Co2 – 30 dollari per tonnellata – sono infatti ammortizzati dalla vendita del bicarbonato di sodio ricavato. Inoltre, la Co2 convertita diventa materia prima con cui sostituire composti e prodotti basati sullo sfruttamento di combustibili fossili, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Il passaggio dalla CCS alla CCU è uno step fondamentale per rispettare gli impegni presi alle recenti COP. “Il tasso di sviluppo degli attuali processi di CCS e i risultati da essi raggiunti nella riduzione delle emissioni potrebbero essere insufficienti per arrivare all’80% di riduzione delle emissioni globali di Co2 richieste entro il 2050. Con un problema climatico così urgente e da affrontare con sollecitudine, bisogna considerare seriamente tecnologie alternative e complementari come la CCU”, commenta Peter Styring, direttore di ricerca di ingegneria chimica e biologica della Sheffield University.

Il CEO della CarbonClean Solutions, Aniruddha Sharma, ha sottolineato l’importanza dell’adozione delle tecnologie di cattura di carbonio anche da parte delle piccole centrali. “Per il momento le iniziative di carbon capture si sono più che altro rivolte a grandi progetti, e il rischio è così elevato che le somme necessarie per finanziarli sono importanti. Vogliamo creare piccoli stabilimenti che riducano la percezione di rischio, trasformando la nuova tecnologia in una normale opzione commerciale facilmente approcciabile”.

La sensazione è che il caso della CarbonClean Solution non resterà isolato. Diversi attori industriali si stanno già muovendo per acquistare Co2 e portare avanti sperimentazioni al fine di ricavarne plastica o carburanti. Nel momento in cui catturare le emissioni di Co2 diventerà davvero un comportamento redditizio, potrebbe significare aver trovato un movente globale – il vantaggio economico – in grado di dare un apporto importante alla lotta per la mitigazione.

 

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