Le mille vite dell’alluminio

Economico, capace di generare un processo di riciclo infinito, l’alluminio è uno dei materiali più redditizi della moderna circular economy.

Sono molte le qualità che hanno fatto dell’alluminio la base di molti business in Europa e nel mondo. Non si tratta solo di un metallo che richiede pochi investimenti per la sua lavorazione e che, data la sua duttilità, si presta ad un numero estremamente elevato di impieghi ma è anche facilissimo da riciclare e può garantire così un suo continuo riutilizzo.

In Italia ha rapidamente sostituito la bauxite, la roccia sedimentaria che costituisce la materia vergine per la sua produzione, soprattutto grazie ad un risparmio schiacciante nelle spese energetiche per il suo riciclo ed un conseguente rilevante abbattimento delle emissioni di CO2.

L’Italia occupa un posto di rilievo nell’economia che ruota attorno a questo metallo: nel mondo risulta infatti terza (assieme alla Germania), alle spalle di due colossi come Stati Uniti e Giappone. Inoltre, secondo i dati del CiAL (Consorzio Imballaggi Alluminio), il nostro paese è primo in Europa per quantità di rottami in alluminio avviati a riciclo: oltre 927 mila tonnellate nel solo 2016.

Nello stesso anno, sempre secondo i dati del consorzio, sono state immesse sul mercato italiano circa 66 mila tonnellate di packaging in alluminio. Di queste, circa 50 mila tonnellate sono state riciclate (pari al 73,2% dell’immesso a mercato) mentre le rimanenti, composte per lo più da rifiuti da imballaggi sottili, sono state avviate a recupero energetico.

Un materiale leggerissimo ed estremamente malleabile; facile a combinarsi con altri metalli per formare leghe, è anche un ottimo conduttore resistente alla corrosione dell’acqua e di molte sostanze chimiche. In natura lo si trova combinato con altri elementi ed è presente nell’acqua potabile ed in alcuni alimenti come cereali e verdure.

Riguardo alla sua assunzione, l’OMS fissa in 200 microgrammi/litro la concentrazione massima accettabile per le acque potabili e, secondo l’EFSA (European Food Safety Authority) possiamo assumere settimanalmente senza rischi circa un milligrammo per chilogrammo di peso corporeo (sempre l’EFSA ha calcolato che il contenuto medio negli alimenti è inferiore a 5 mg/kg anche se esistono numerose eccezioni).

La sua attitudine al riciclo lo presta ad un riuso infinito senza che le sue qualità vengano meno. Sul sito di CiAl è possibile persino consultare un piccolo vademecum di 15 metodi per il “riciclo domestico” del prodotto in alluminio più diffuso nelle nostre abitazioni: la cosiddetta ‘carta stagnola’. Piccoli consigli per il riutilizzo alimentare e per le pulizie domestiche; dal sostegno per le pile del telecomando al suo impiego per ridurre il consumo delle saponette.

Non solo i comuni cittadini dentro le mura di casa ma anche i grandi marchi si sono fatti convincere dalle molteplici potenzialità di questo materiale. Jaguar, il marchio di lusso dell’automobilismo britannico, ha sviluppato “XE”, una berlina in alluminio riciclato realizzata grazie al progetto Realcar.

Una vettura che, in un certo senso, può risorgere dai suoi stessi rottami: tra il 2015 e il 2016, Jaguar ha recuperato più di 50 mila tonnellate di scarti di alluminio (pari a circa 200 mila scocche di “XE”) e le ha reintrodotte nella catena di produzione. In questo modo, ha ridotto il fabbisogno del materiale e ha evitato l’immissione in atmosfera di più di 500 mila tonnellate di CO2.

Anche Apple punta ad un sempre maggiore utilizzo di questo elemento che garantirebbe una notevole diminuzione dell’impatto ambientale di un’industria, come quella degli smartphone e dei tablet, drammaticamente inquinante.

Al netto delle sue qualità uniche, il successo dell’alluminio dovrebbe farci riflettere soprattutto riguardo ai profitti del riciclo. Una strada da seguire, percorribile dalla famiglia come dalla grande industria, in contesto economico come quello attuale che necessita delle opportunità della circular economy più che mai.

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