Tariffa rifiuti urbani: prove tecniche di partenza?

Con il decreto del ministero dellAmbiente 20 aprile 2017 sono state dettate ai Comuni le istruzioni per la tariffa rifiuti urbani al fine di realizzare sistemi di misurazione puntuale dei quantitativi conferiti al servizio pubblico.

In principio fu la TARSU, poi seguirono la TIA (1 e 2), la TARES e, infine, la TARI. La storia della tassa (poi diventata tariffa) sui servizi di gestione dei rifiuti urbani ha occupato più degli ultimi 20 anni di legislazione ambientale italiana, tra avvicendamenti, proroghe (per anni il passaggio da tassa a tariffa è stato puntualmente rimandato poco prima che scadessero i termini) e tentativi di applicazione dei nuovi regimi tributari, come nel caso dei comuni che hanno sperimentato volontariamente l’applicazione della tariffa anticipando le disposizioni legislative nazionali. Nel tempo è variata non solo la tipologia di tributo (da tassa a tariffa, appunto), ma anche i parametri per la commisurazione dell’importo: la superficie dei locali di abitazione e/o di attività, l’insieme dei costi di esercizio (come ad esempio lo spazzamento delle strade e gli investimenti in opere) e del quantitativo di rifiuti prodotti, il numero dei residenti, la tipologia di utilizzo dei locali eccetera.

Non deve stupire quindi, che a distanza di oltre 20 anni, l’impianto normativo che dovrebbe garantire il pieno regime del prelievo tributario non sia ancora decollato definitivamente, anche (e questo è sicuramente uno dei principali motivi del ritardo) per la ben note difficoltà di alcune regioni nel mettere a punto un sistema di raccolta dei rifiuti in grado di garantire una corretta commisurazione della tariffa.

Di recente il legislatore è tornato sul tema con la pubblicazione (sulla Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2017 n. 117)  del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 20 aprile 2017 che ha dettato ai comuni le istruzioni per la realizzazione di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico. Lo scopo del decreto è quello, quindi, di impostare criteri univoci per la definizione della sola quota variabile della tariffa, legata ai quantitativi di rifiuti prodotti, a differenza di quella fissa che riguarda i servizi di smaltimento.

Il provvedimento ruota essenzialmente attorno a due assi: l’identificazione delle utenze e la misurazione puntuale della quantità di rifiuti prodotti.

Per quanto riguarda il primo punto, il decreto dispone il tracciamento non solo di ogni singola utenza (tramite un codice personale), ma anche dei conferimenti e persino del momento del prelievo; parimenti, i dati, una volta acquisiti in formato elettronico, dovranno garantire requisiti di accessibilità per eventuali controlli, ma anche di inalterabilità e, soprattutto, di riservatezza.

Per quanto riguarda la misurazione dei quantitativi, due sono le possibili soluzioni adottabili: tramite pesatura o mediante misurazione volumetrica. Nel primo caso (modalità diretta), le operazioni potranno essere svolte a bordo dell’automezzo stesso, presso i centri di raccolta oppure tramite dispositivi elettronici (come ad esempio microchip) integrati nei contenitori di raccolta; nel secondo caso (misurazione indiretta) i rilievi potranno essere effettuato partendo dalle dimensioni del contenitore e stimando il peso tramite appositi sistemi di valutazione.

Una disciplina particolare è riservata alle cosiddette utenze integrate domestiche (ovvero l’insieme di due o più utenze per le quali non sia possibile la misurazione diretta della quantità conferita da ciascuna utenza) che potranno ripartire i quantitativi tra le singole utenze adottando un criterio “pro capite” o tramite appositi indici.

Infine, i Comuni, se da un lato possono adottare criteri integrativi a quelli previsti dal decreto ai fini di garantire il raggiungimento degli obiettivi, dall’altro sono chiamati a un notevole impegno per adeguarsi a quanto dispone il D.M. 20 aprile 2017; la posta in gioco è l’avvio, dopo tanti rimandi, di un sistema di tariffazione nazionale efficiente e in grado di innescare, laddove non esista ancora, una raccolta differenziata in linea con gli obiettivi comunitari.

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