Prospettive di sviluppo nel settore bonifiche – Cesarina Ferruzzi a SiCon 2014

Riceviamo e pubblichiamo la relazione “Indicazione e prospettive per lo sviluppo del settore delle bonifiche” della Dott.ssa Cesarina Ferruzzi, Vice Presidente ANIDA intervenuta al Workshop SiCon 2014 a Brescia gli scorsi 6, 7 e 8 febbraio.

Riceviamo e pubblichiamo la relazione “Indicazione e prospettive per lo sviluppo del settore delle bonifiche” della Dott.ssa Cesarina Ferruzzi, Vice Presidente ANIDA intervenuta al Workshop SiCon 2014 a Brescia gli scorsi 6, 7 e 8 febbraio.

 

Lo sviluppo del settore delle bonifiche è un tema strategico su cui vogliamo, sempre più, impegnarci come categoria di rappresentanza delle imprese che operano in questo delicato ed importante settore.

 

Il futuro di questa categoria è indissolubilmente legato al futuro del sistema produttivo e quindi non possiamo non essere preoccupati per l’attuale declino produttivo e, più in generale, per la deriva antindustriale che si continua a respirare nel paese. Siamo preoccupati della crescente e, molto spesso, strumentale opposizione alle politiche infrastrutturali, di cui fanno parte le bonifiche ed il recupero dei siti inquinati, le quali rappresentano un fattore fondamentale di sviluppo del settore ambientale.

 

In questa situazione, ci vuole una netta discontinuità con le logiche del passato ed urgono interventi decisivi e concreti per fronteggiare la crisi e “rifondare” il settore produttivo della gestione dei rifiuti.

Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte perché il non decidere sarebbe ancora più grave.

 

Per fronteggiare la crisi delle imprese di difesa dell’ambiente e per contribuire a combattere la crisi economica si rendono necessari interventi urgenti nei diversi comparti, quali ad esempio la bonifica dei siti contaminati e la depurazione dei reflui urbani. Sono interventi che rivestono connotazioni importanti in un paese industrializzato e moderno.

 

Come ANIDA, abbiamo pertanto apprezzato gli interventi con i relativi finanziamenti in materia di ambiente e di tutela del territorio contenuti nella legge di Stabilità 2014 (Legge 27 dicembre 2013, N.147) e sottolineiamo le misure (commi da 111 a 113 dell’art. 1 della legge 147) per potenziare la depurazione dei reflui urbani e per bonificare le discariche abusive, le quali, oltre ad avere una valenza congiunturale positiva per la ripresa produttiva dei settori interessati, servono a bloccare le procedure di infrazioni comunitarie già arrivate nella fase del pagamento di elevate penalità.

 

Abbiamo altresì valutato positivamente le correzioni apportate dal Governo al disegno di legge ambientale collegato alla legge di stabilità (Collegato ambientale). Anzitutto, il Governo non ha ritenuto di condividere la proposta del Ministro Orlando ed ha inserito nel decreto Mille Proroghe (decreto legge 30 dicembre 2013, n.150) la proroga di un ulteriore anno del divieto di portare in discarica i rifiuti con elevato potere calorifico, senza però risolvere il problema. Fintantoché non ci saranno una programmazione e una incentivazione alla politica degli impianti, si continuerà di anno in anno a smaltire i rifiuti in discarica e la lobby delle società ex-municipalizzate continuerà a trarne vantaggio.

 

Una novità importante riguarda anche il recupero energetico dei rifiuti, con l’attribuzione al Ministero dell’Ambiente del compito di individuare la “rete nazionale integrata ed adeguata di impianti di incenerimento dei rifiuti”, in modo da disporre in pochi mesi di un quadro chiaro a livello nazionale degli impianti esistenti, di quelli in fase di realizzazione o del fabbisogno residuo. Un quadro di pianificazione utile per superare le forti disomogeneità territoriali presenti a livello nazionale, completando la rete di impianti senza rischiare fenomeni di eccesso di offerta, come quelli che si registrano attualmente nel nord Europa.

 

Per rafforzare ulteriormente le azioni congiunturali in materia di ambiente si rende necessario un intervento più “deciso” e “risolutivo” dall’attuale Ministro dell’Ambiente, il quale dovrebbe intervenire per accelerare l’iter delle norme sull’ambiente contenute nel disegno di legge sulle semplificazioni.

Sarebbe utile lo stralcio delle norme ambientali cosi da procedere autonomamente ed in tempi rapidi a livello parlamentare.

 

Questo disegno di legge è stato presentato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, la quale non ha ancora iniziato l’esame.

Desidero sottolineare l’importanza dell’art. 18 del disegno di legge sulle semplificazioni, il quale introduce la procedura semplificata di bonifica sulla base della quale l’operatore, che ha realizzato la bonifica a proprie spese, può procedere all’esecuzione delle attività e degli interventi progettati, autocertificando l’avvenuta bonifica.

 

E’ una nuova via che consentirà ai privati di effettuare investimenti per la bonifica, la riqualificazione e la reindustrializzazione di siti, in tempi certi.

Questa soluzione, tuttavia, va affiancata a quella degli Accordi di programma per il risanamento ed il riutilizzo di aree contaminate.

 

 

E’ conveniente seguire la politica delle diversificazioni delle soluzioni in materia di bonifica: in alcuni casi sarà utile il solo intervento dei privati, in altri quello misto, pubblico/privato, mentre nei siti dei quali non si conosce più il proprietario o il responsabile dell’inquinamento, i cosiddetti siti orfani, si deve ricorrere alle sole risorse pubbliche.

 

L’ipotesi dell’Accordo di programma con soggetti interessati ad attuare progetti integrati di bonifica, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo in siti inquinati di interesse nazionale è raccomandata e sostenuta decisamente dal Ministero dello Sviluppo Economico, il quale è intervenuto per far inserire nel decreto-legge 23 dicembre 2013 n. 145, noto col termine Piano “Destinazione Italia”, un apposito e lungo articolo di legge, l’art. 4, che riscrive la disciplina dei siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale tramite l’inserimento dell’art. 252 bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, noto come codice dell’ambiente.

 

La finalità della norma è quella di consentire la stipula, da parte dei Ministri dell’ambiente e dello sviluppo economico, d’intesa con la regione interessata, di accordi di programma con i soggetti interessati per l’attuazione di progetti di recupero ambientale e di riconversione industriale nei siti di interesse nazionale individuati entro la data del 30 aprile 2007 ai sensi della legge n. 426 del 1998. L’intervento consente il recupero delle aree così da contribuire a contrastare i frequenti fenomeni di delocalizzazione dei siti produttivi all’estero, considerato che le aree in questione sono di regola già ampiamente infrastrutturate in vista dell’utilizzo a fini produttivi. La norma mira, quindi, a rilanciare l’economia dei territori coinvolti e a promuovere il riutilizzo produttivo dei siti inquinati.

 

Le nuove disposizioni consentono un credito d’imposta in favore delle imprese sottoscrittrici degli accordi di programma che è riconosciuto nella misura consentita dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato agli investimenti.

 

Si prevedono inoltre agevolazioni per le spese relative alla realizzazione di fabbricati e all’acquisto di impianti e attrezzature.

Si prevede una spesa pari a 20 milioni di euro per l’anno 2014 e a 50 milioni di euro per l’anno 2015.

 

Come Associazione riteniamo che non bisogna seguire una sola strada, ma scegliere quella più efficace, sul piano normativo, su quello organizzativo e delle risorse disponibili, per la realizzazione dei procedimenti di bonifica e di reindustrializzazione dei siti.

 

In ogni caso, bisogna disporre di una disciplina della bonifica che sia moderna e più rispondente alle diverse soluzioni che il caso concreto richiede.

In tale contesto, credo che sia giunto il momento di mettere mano alla riforma delle bonifiche che sono ferme ed in crisi da molto tempo.

 

Una radiografia completa ed aggiornata della crisi delle bonifiche è ricavabile dalle recenti interrogazioni parlamentari.

 

Esse hanno messo subito in rilievo che la gestione ministeriale dei procedimenti di bonifica è particolarmente complessa in quanto nelle aree perimetrali di interesse nazionale da bonificare ricadono beni di proprietà anche privata nonché attività che hanno ricadute socio economiche e politiche molto rilevanti (ostacoli socio economici).

 

Inoltre, i tempi per avviare e concludere i procedimenti sono lunghi mentre le procedure e gli adempimenti sono complessi (tempi lunghi, complessità delle procedure, molti studi e scarsa reindustrializzazione).

 

Vi è poi l’insufficienza di finanziamento. Infatti, le scarse risorse stanziate sono state cancellate ed utilizzate per altri fini (scarsità di fondi).

 

Per rilanciare la politica italiana delle bonifiche, che è rimasta incompiuta, bisognerebbe, tenendo presente anche le indicazioni delle Commissioni parlamentari e della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, sviluppare le seguenti linee d’azione:

1. Attenuare il massimalismo delle procedure e degli adempimenti tecnico-amministrativi (molto spesso complessi e non chiari o farraginosi) con la conseguenza di condizionare le scelte tecniche e duplicare i costi e quindi l’attuazione del progetto di bonifica (semplificazione = trasparenza);

2. Utilizzare maggiormente l’offerta economicamente più vantaggiosa da applicare negli appalti pubblici e privati. L’Istituto dell’offerta economicamente più vantaggiosa è in via di riscrittura mediante la revisione delle direttive comunitarie sugli appalti pubblici (le storiche direttive 2004/18 e 2004/17). La nuova disciplina prevede che le Autorità pubbliche potranno valorizzare nelle procedure di gara la qualità, le considerazioni ambientali, gli aspetti sociali e l’innovazione.

La procedura di gara per le imprese sarà più semplice, grazie a un “documento unico europeo di gara” standard, col quale i partecipanti potranno autocertificare il possesso dei requisiti. Solo il vincitore dovrà fornire la documentazione originale;

3. Avvalimento è un istituto che non può trovare applicazione per quanto riguarda l’iscrizione nella categoria 9 dell’Albo dei gestori ambientali in quanto essa ha valore soggettivo e pertanto non può essere trasferita.

4. Adottare nuovi approcci che convergano verso un progetto che consenta, già in fase di presentazione del progetto di bonifica, di definire gli sviluppi futuri dell’area dismessa, programmandone l’utilizzo finale, fino alla realizzazione, in tempi definiti e risorse certe, dell’intervento;

5. Rafforzare il finanziamento pubblico per gli investimenti di bonifica (nelle forme dell’accordo di programma);

6. Rilanciare e valorizzare la funzione dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, anche con l’obiettivo di facilitare l’attività di controllo e l’accreditamento sul mercato delle aziende che svolgono attività di bonifica anche per arginare il fenomeno dell’illegalità (Albo dedicato).

 

La nostra Associazione è disponibile a collaborare fornendo ogni elemento tecnico–produttivo che i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo produttivo riterranno opportuno richiederci.

 

Sono convinta che il nostro Paese sia pervaso da un eccesso di pessimismo sulla nostra capacità di risanarci e crescere. In Italia, in realtà, ci sono tipologie di imprese molto efficienti nel settore delle bonifiche. Bisogna abbandonare le facili tendenze al declinismo ed alla rassegnazione mediante scelte più coraggiose e coerenti sul piano normativo ed industriale, partendo proprio dal tema delle bonifiche dei siti inquinati. Il governo non deve tirare a campare, ma intervenire con forza e decisione.

 

Cesarina Ferruzzi

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