Recupero cellulari usati, potenzialità di un settore che fatica a decollare

Sono 120 milioni i cellulari e gli smartphone dimenticati nei cassetti degli italiani: secondo un recente studio E Waste Lab, ogni anno il mancato smaltimento comporta perdite fino a 195 milioni di euro.

di Martina Pugno

Sono 120 milioni i cellulari e gli smartphone dimenticati nei cassetti degli italiani: secondo un recente studio E Waste Lab, ogni anno il mancato smaltimento comporta perdite fino a 195 milioni di euro.

Pochi Paesi al mondo si rivelano innamorati di telefoni cellulari e smartphone quanto l’Italia: nel nostro Paese vengono acquistati circa 35 milioni di dispositivi ogni anno, più di uno ogni due abitanti. Spesso, l’atteggiamento nel rapporto con tali apparecchi è quasi vicino all’usa e getta: la sostituzione avviene frequentemente e non per forza si lega con un malfunzionamento o con una particolare usura del prodotto.

Lo smaltimento di cellulari e smartphone deve avvenire secondo la normativa che interessa i RAEE, ma per molte ragioni il ciclo si interrompe molto prima: secondo un recente studio condotto da E Waste Lab di Remedia, in collaborazione con il Politecnico di Milano, sono ben 120 milioni i telefoni cellulari e gli smartphone che popolano i cassetti e gli scaffali degli italiani. Gli apparecchi giacciono non più utilizzati, conservati per dimenticanza o per eventuali necessità future.

Un grande spreco di risorse, per nulla necessario: telefoni e smartphone possono essere riciclati per ben il 96% delle loro parti. Si stima che, a livello mondiale, la quantità di metalli pregiati presenti all’interno dei dispositivi elettronici possa superare, per valore e quantità, quella presente nelle miniere di tutto il mondo.

Oro, argento, terre rare, cadmio, cobalto e rutenio sono distribuiti come piccoli tesori all’interno degli apparecchi elettronici, tanto che, se in Italia si recuperasse ogni anno un numero pari a quello dei dispositivi venduti, si potrebbero recuperare materiali preziosi per un valore pari a 195 milioni di euro.

Il guadagno sarebbe ancor maggiore se si considera l’impatto dell’estrazione di tali metalli: lo studio riporta come, per un cellulare o uno smartphone di circa 75 grammi, sia necessario scavare, in media, oltre 30 kg di roccia al fine di reperire tutti i materiali. Non meno importante, si potrebbe ridurre notevolmente l’impatto sociale nei Paesi in via di sviluppo, dove si trovano molte delle zone estrattive, per le quali si scatenano sanguinose guerre.

Attualmente, l’abitudine a conservare o a non smaltire correttamente gli apparecchi in disuso non costituisce l’unico ostacolo al riciclo dei preziosi materiali in essi contenuti: nonostante l’elevatissima percentuale di recupero, le operazioni sui singoli apparecchi sono, ad oggi, ancora costose e poco vantaggiose, a meno che non si lavori su grandi numeri.

Se, da una parte, è necessario fare in modo che la filiera possa contare su sistemi di smontaggio dei singoli apparecchi più semplici e rapidi di quelli odierni, dall’altra è vivo l’impegno, a livello internazionale, nella sensibilizzazione dei cittadini sul tema: l’Italia ha recentemente recepito la disposizione Ue per il ritiro dei RAEE uno contro zero, che impone ai punti vendita la raccolta senza obbligo di acquisto.

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