Raee, pile e accumulatori: si potrebbe andare verso un unico Centro di Coordinamento?

pile

Il 2015 è stato un anno di importanti cambiamenti per la gestione dei rifiuti elettrici, elettronici, delle pile e degli accumulatori: ne parliamo con il Segretario Generale del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori Luca Tepsich.

 

Recentemente avete presentato il rapporto con i dati di raccolta 2015: qual è lo scenario attuale in Italia?

Quest’anno abbiamo avuto un importante incremento della raccolta, spinti anche dagli obiettivi della Comunità Europea, fissati al 45% dell’immesso sul mercato entro settembre. Siamo molto vicini al target, ci manca ancora una ultima spinta. Abbiamo registrato una crescita fortissima negli ultimi tre anni: siamo passati dal 24% al 39% dell’anno scorso, mentre nel 2015 abbiamo superato la soglia del 40%. Una volta raggiunto questo traguardo, la sfida sarà poi il mantenimento del trend di crescita negli anni, soprattutto tenendo conto delle problematiche tipicamente italiane, come la drammatica disomogeneità territoriale.

 

Il 2015 è stato un anno di importanti traguardi dal punto di vista della raccolta, ma non solo…

È stato un anno significativo soprattutto per l’arrivo in Parlamento della Proposta di Legge Carrescia, una proposta di modifica del Decreto 188, il quale regola la raccolta e il finanziamento del trattamento delle pile e degli accumulatori. La proposta aiuta a risolvere alcune criticità che da tempo abbiamo rilevato: la normativa Raee si è evoluta, dal 2005 ad oggi, anche con diverse spinte propositive. La normativa pile, al contrario, è nata nel 2008 ed è rimasta sostanzialmente identica a sé stessa. Questa progressiva divergenza crea problemi ai consorzi, a livello pratico, gestionale, pertanto si auspica quindi un allineamento, almeno nelle linee generali, anche in termini di semplificazione.

 

Da queste necessità trae una spinta lo Statuto Tipo dei Consorzi, attualmente in discussione?

Esattamente, speriamo sia occasione per smettere di ragionare sul tema a compartimenti stagni e rispondere in maniera più puntuale alle mutate condizioni di mercato che vedono gli operatori del settore operare delle diversificazioni di business per raggiungere economie di scala. Senza dimenticare che anche in Europa, al di là del pacchetto della circular economy, nei prossimi anni verrà ridiscussa la direttiva pile, anche alla luce di risultati di raccolta di settembre degli Stati membri. Anche questo verrà fatto in risposta all’esigenza di dare una maggiore spinta alla raccolta, perché ad oggi sembra che circa i 2/3 degli Stati membri non riusciranno a raggiungere il target prefissato.

 

Quali sono le principali criticità legate alla situazione italiana? Ci sono segni di prossime evoluzioni?

Storicamente c’è sempre stata una certa e per certi versi comprensibile difficoltà a trovare un linguaggio comune tra le Istituzioni e gli operatori del settore. Negli ultimi tempi però sono indubbi i passi avanti fatti e in tal senso accogliamo con soddisfazione l’avvenuto insediamento del Comitato di Vigilanza e Controllo, che con l’emanazione del Decreto Tariffe dovrebbe cominciare ad operare a pieno regime. Nel primissimo decreto Raee si diceva che le attività correnti di segreteria e verifica sarebbero state finanziate appunto dal Decreto Tariffe, il cui ruolo sarebbe stato, sostanzialmente, quello di stabilire quanto i produttori avrebbero dovuto pagare. Dal 2005 ad oggi, però, non è mai stato implementato, per motivi prettamente burocratici (il Ministero dell’Ambiente non aveva la possibilità di inserire in un apposito capitolo di spesa quei fondi). Adesso con il Collegato Ambientale, finalmente questa situazione sembra essere stata sbloccata e pare che il Decreto Tariffe sia in dirittura d’arrivo.

(n.d.r. il Comitato di Vigilanza istituito con il cd “decreto Raee” 185/2007 svolge le sue funzioni anche in riferimento al Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori)

 

Ad oggi, volendo avanzare una provocazione, non c’è stato controllo nella vostra attività?

Bisogna fare una precisazione. Le attività di controllo corrente, di monitoraggio delle esportazioni, vengono effettuati direttamente dagli enti regionali e provinciali, mentre altre attività di controllo sono eseguite parzialmente dai consorzi e dai centri di coordinamento. Quello che manca è il soggetto che può rendere operative le nostre segnalazioni su eventuali anomalie o condotte scorrette.

 

Se questo Comitato di Vigilanza è comune ai due consorzi (Raee e Pile), e si auspica da più parti che la normativa venga equiparata, che senso ha avere due consorzi? Si può prevedere una fusione?

Da un punto di vista strategico, un domani molte attività dovranno in qualche modo convergere verso un unico soggetto. Il punto vero è che a monte di tutto questo impianto normativo e di regole operative che ci siamo dati, la Comunità Europea ha evidenziato come i flussi siano sostanzialmente monodirezionali: esiste il flusso delle pile e delle batterie, esiste il flusso degli apparecchi elettrici ed elettronici. Soprattutto, a livello italiano la differenza grossa è che mentre il centro di coordinamento Raee lavora sul comparto domestico, con una previsione di avere al suo interno quasi esclusivamente sistemi collettivi, per la parte Pile già la normativa europea non prevede più la distinzione tra domestico e professionale. Una possibile soluzione potrebbe essere allora quella di aprire, come in parte già avviene, a tutti i soggetti in linea con le esigenze del settore, con i dovuti vincoli, e vedere chi è più bravo, che è poi l’unico modo per ottimizzare davvero. Chiaro che ci sono dei comparti che si incontrano e intersecano spesso, come Raee e Pile: proprio in questi casi va modulata in maniera più specifica la normativa.

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