Dai progetti universitari ai prototipi Adidas, i rifiuti fanno tendenza

Il marchio di abbigliamento sportivo raccoglie la sfida della sostenibilità e presenta le prime scarpe interamente realizzate a partire da scarti recuperati dagli oceani. Non è un caso isolato: presto potremo avere, nei nostri armadi, buccia di frutta e gelatina.

Il marchio di abbigliamento sportivo raccoglie la sfida della sostenibilità e presenta le prime scarpe interamente realizzate a partire da scarti recuperati dagli oceani. Non è un caso isolato: presto potremo avere, nei nostri armadi, buccia di frutta e gelatina.

Se vi dicessero che tra pochi anni potreste andare in giro con borse fatte di buccia di frutta, calze di gelatina e scarpe realizzate a partire da reti da pesca, come reagireste? Forse pensereste a qualche surreale scenario di film futuristico, o forse vi fareste solo una risata. Eppure, perfino i grandi marchi internazionali stanno dando segno di prendere molto sul serio le potenzialità offerte dal connubio tra tecnologia e rifiuti.

Non stiamo parlando soltanto di riciclo di tessuti, ma di vera e propria trasformazione della materia, da scarto di varia natura a innovativa fibra tessile. E’ Adidas a mettersi alla prova, presentando il primo prototipo di scarpe realizzate con rifiuti oceanici e reti da pesca abbandonate in mare, derivanti da attività di pesca illegale. Le sneakers sostenibili sono realizzate in collaborazione con l’associazione Parley for the Oceans.

Tutto, per la realizzazione di queste scarpe “marittime”, proviene da rifiuti recuperati in mare o dalle reti donate dall’associazione The Sea Shepherd. In particolare, per le finiture delle scarpe sono state utilizzate reti da pesca recuperate dalle attività illecite in Africa Occidentale di un gruppo di trafficanti per lungo tempo ricercati dall’Interpol. L’essenza di questo prototipo, forse in commercio già dal prossimo anno, viene ripresa anche nel design: le scarpe hanno colore del mare, con forma e finiture che ne richiamano le onde. L’idea, del resto, non è del tutto priva di predecessori: si potrebbero abbinare le scarpe ai vestiti di Outerknown, interamente fatti a partire dalla lavorazione di plastica recuperata dagli oceani.

Se il colosso tedesco dell’abbigliamento sportivo dovesse rivelarsi apripista nei confronti dell’attenzione delle multinazionali verso i progetti di recupero di scarti per l’abbigliamento, per molti ricercatori e per molte start up dedicate potrebbe aprirsi un periodo d’oro: l’esempio di Adidas, infatti, non è certo un caso isolato.

Molti sono i progetti già nati e in fase di sviluppo in tutto il mondo, come il recente progetto presentato da un gruppo di studenti, designer e ricercatori della Willem de Kooning Academie di Rotterdam: una borsa in pelle pronta a fare la gioia anche di ambientalisti e vegani, dal momento che la pelle di cui si parla è quella della frutta.

Raccogliendo bucce di frutta e scarti di verdura per un totale di 3500 kg nei mercati cittadini, gli ideatori di Fruit Leather si sono poi ispirati alla preparazione, in cucina, di fogli di frutta decorativa sfruttata dai grandi chef di tutto il mondo. Lavorando gli scarti a partire da tale tecnica, il gruppo olandese è riuscito a ottenere un materiale resistente e versatile, pronto a sfidare le passerelle.

Potrà essere la gelatina, invece, a proteggerci dal freddo con l’arrivo dell’inverno: un gruppo di ricercatori dell’Istituto per la Chimica e la Bioingegneria, all’interno del Politecnico Federale di Zurigo, ha messo a punto una tecnica che permette di trasformare la gelatina in fibre tessili resistenti all’acqua e dalle caratteristiche simili a quelle della lana.

Siete ancora sicuri che tra i vostri rifiuti non vi sia la materia prima per i prossimi capi che acquisterete?

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