Da discarica a Oasi della Biodiversità: primo caso nelle Marche
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Da discarica a Oasi della Biodiversità: primo caso nelle Marche

Trasformare una discarica in un'Oasi di Biodiversità può essere la chiave per risolvere molti dei problemi italiani legati alle aree da mettere in sicurezza? Una domanda alla quale rispondere in fretta, date le nuove segnalazioni di irregolarità da parte dell'Ue.

C'è speranza di un futuro per le terre che oggi sono utilizzate come discariche. Dalle Marche la notizia di una bonifica senza precedenti in Italia, pronta a diventare caso studio e modello per le molte altre aree che necessitano di un recupero mirato su tutto il territorio nazionale. A Moie di Maiolati Spontini è stata inaugurata un'Oasi della Biodiversità all'interno di un'area dismessa della discarica "La Cornacchia", gestita da Sogenus.

Non solo un territorio recuperato, ma anche arricchito di importante valore naturalistico per tutta la zona circostante. L'oasi è frutto di un'idea nata nel 2011 e messa in atto da Sogenus, grazie alle ricerche condotte dall'Orto Botanico "Selva di Gallignano" e da C.Re.Ha. Nature Soc. Coop., spin off dell'Università Politecnica delle Marche.

Per la realizzazione dell'Oasi, ha svolto un ruolo cruciale la selezione delle piante ad alto fusto e delle specie arbustive che hanno permesso la nascita di un ecosistema equilibrato e perfettamente in linea con le caratteristiche territoriali: le specie selezionate sono autoctone del territorio marchigiano e l'intera area è costantemente monitorata, grazie anche alla presenza delle api, importanti segnalatrici di stress chimico. Ad oggi, in otto anni di monitoraggio, non sono mai state superare le soglie di 200 esemplari morti a settimana, il che indicherebbe una presenza troppo elevata di fitosanitari, metalli pesanti o radionuclidi.

 

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La rilevanza del progetto va oltre la riqualificazione dal punto di vista strettamente ambientale: aperta a tutta la cittadinanza e arricchita di percorsi didattici, l'oasi ha permesso la reintegrazione dell'area dismessa all'interno dei territori inglobati nel tessuto sociale locale. Un esempio davvero prezioso per l'Italia, tenuta ad affrontare problemi tutt'altro che irrilevanti in termini di discariche, soprattutto per quanto riguarda le molte realizzate in modo non conforme alla normativa internazionale.

Proprio queste discariche sono in questo periodo sotto la lente d'ingrandimento dell'Ue: lo scorso dicembre, la Corte di Giustizia ha inflitto una multa di 40 milioni di euro per la presenza, sul territorio nazionale, di 218 discariche considerate non a norma e pericolose. Ora, la voce dell'Ue torna a farsi sentire per un problema relativo a 50 discariche italiane a rischio: si tratta di centri attivi a partire dal 2001, che già avrebbero dovuto essere chiusi o essere messi a norma, secondo le disposizioni più recenti, entro luglio 2009. La sfida, ora, è quella di presentare un piano d'azione entro i prossimi due mesi, per evitare un nuovo deferimento alla Corte di giustizia. Il caso marchigiano sarà d'esempio?

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