Lo stato dell’informazione ambientale

La Federazione Italiana Media Ambientali si è riunita in un incontro aperto al pubblico per stabilire le nuove linee guida e fare il punto sullo stato della comunicazione ambientale in Italia.

La conferenza, tenutasi a Torino presso la Casa dell’Ambiente, è stata aperta da un videomessaggio del neo-presidente Roberto Giovannini, giornalista e coordinatore di Tuttogreen.

“A più di quattro anni dalla sua fondazione, ha dichiarato Giovannini, la Federazione si prefigge nuovi obiettivi: maggiore efficienza, più trasparenza e partecipazione di tutti i soci e, non ultimo, l’intento di diventare una voce ancora più ascoltata nel panorama della comunicazione nazionale”.

Ma, in definitiva, cosa è successo in questi anni così pieni sia di successi che di problematiche? L’informazione ambientale ha – soprattutto oggi – problemi di autorevolezza?

Secondo Mario Salomone, ex presidente FIMA e segretario generale del WEEC (World Environmental Education Congress), “il problema da affrontare è quello di esigere scientificità: non vige la regola della par condicio in campo ambientale”.

Oggi tutti possono essere ‘autogiornalisti’, scrivendo sui social gravi inesattezze che vanno ad aggravare una competizione non sana su temi molto delicati.

Dal canto loro, i mass media ufficiali dimostrano di focalizzarsi troppo sugli aspetti catastrofici dei problemi dell’ambiente. “Passato il pericolo, cala l’attenzione, ed è qui che entrano in campo organizzazioni come FIMA che, con l’apporto degli educatori ambientali, deve costruire un’opinione pubblica accorta ed esigente”.

Luca Mercalli ha sottolineato la difficoltà di un ambito di comunicazione i cui temi “sono sistemici, attengono alla conoscenza scientifica e quindi sono complessi da divulgarsi. Molte cose sono, anzi, ormai così chiare che non hanno neanche più necessità di essere comunicate e, tuttavia, non hanno prodotto effetti sui comportamenti e sulle decisioni politiche”.

E conclude in maniera un po’ amara: “in 30 anni di attività mi accorgo che è stato detto tutto e che forse siamo al capolinea”.

Al capolinea o all’alba della necessità di dover introdurre nuove professionalità. “È essenziale –chiosa Mercalli- l’intervento di sociologi, psicologi, artisti, filosofi. Tutti devono contribuire alla ricerca di sistemi per aggirare le barriere cognitive che ci impediscono di comprendere mutamenti complessi come i cambiamenti climatici (Stefano Caserini ha dedicato al tema un capitolo del suo ultimo libro)”.

Secondo Massimilano Pontillo, presidente di Pentapolis, direttore di Eco in Città e autore di ‘Mi Ambiento’ (prima edizione del compendio degli “avvenimenti green”, che avrà cadenza annuale), esiste soprattutto una problematica riguardo la consapevolezza. Il cittadino deve essere a conoscenza dell’importanza dei suoi piccoli gesti e, a tal fine, sarebbero necessari esempi istituzionali virtuosi che invece, al momento, latitano.

Altrettanto importante è cercare di far comprendere la convenienza economica nel cambiare il proprio stile di vita in nome della sostenibilità. In questi anni di crisi, la percezione comune è che tutto ciò che riguarda la green economy sia un gioco a perdere.

Elena Cadel della Fondazione Barilla ha portato nel dibattito proprio quel tipo di nuova professionalità invocata da Mercalli. Come psicologa ambientale ritiene infatti che il contesto Italia sia saturo di informazioni che si sono rivelate non sufficienti a cambiare lo stato delle cose: “I comportamenti sostenibili sono necessariamente incentrati sulla privazione, e sono quindi fondamentali i buoni esempi da seguire”.

In un contesto in cui manca la percezione del ‘premio sociale’ dei nostri cambiamenti, si impone quindi una comunicazione più efficace dei concetti di resilienza e decrescita (quest’ultima, la più ‘felice’ possibile).

Cavalchini Pierluigi, segretario di Pro Natura Alessandria, in chiusura, ha richiamato allo statuto di FIMA, ai tre diritti sanciti nell’articolo 2: diritto di informarsi, di essere informati, di informare. Capisaldi che non vanno dimenticati e che devono costituire la base dalla quale ripartire con nuove ambizioni senza dimenticare la comunicazione d’impresa, come giustamente fatto notare da Riccardo Parigi di Must Comunicazione.

FIMA è pronta quindi ad affrontare nuove sfide, nuovi modi di comunicare e nuove strade per raggiungere le persone, primi motori di un futuro più verde.

 

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