Soluzioni digital nella lotta allo spreco alimentare

L’utilizzo di app e strumenti web diventa l’arma in più per combattere gli sprechi di cibo e ridurre gli scarti.

L’utilizzo di app e strumenti web diventa l’arma in più per combattere gli sprechi di cibo e ridurre gli scarti.

Ad oggi la quantità di cibo che annualmente finisce nella spazzatura ammonta a 1,6 miliardi di tonnellate, quasi un terzo della produzione destinata al consumo umano. Questo secondo quanto osservato dalla FAO. L’agenzia specializzata delle Nazioni Unite ha inoltre stabilito che sono circa 222 milioni le tonnellate di cibo buttato nei Paesi industrializzati. Il dato è significativo per capire lo squilibrio e la disparità sociale con chi da mangiare non ne ha, soprattutto se si considera che l’ammontare dell’intera produzione alimentare dell’Africa subsahariana è di 230 milioni di tonnellate.

I dati sono inquietanti e meritano un’attenta riflessione. Uno degli obiettivi prefissati dall’Unione Europea, da realizzare entro il 2025, è la riduzione del 50% dello spreco domestico. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher, in Italia lo spreco domestico annuale costa alle famiglie 8 miliardi di euro. In ottica di creare un’inversione di tendenza, ridurre gli sprechi e generare un ricircolo di beni per un’economia sostenibile sono stati adottati una serie di sistemi digitali e app che potrebbero facilitare questo processo.

Si distinguono nell’ambito no-profit due sistemi digital. Bring the Food è un’app creata da ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento, in collaborazione con la onlus Banco Alimentare, che sta trovando largo utilizzo in Trentino. Tramite l’app è possibile donare alle associazioni ed enti che assistono le persone indigenti del posto.
A perseguire gli stessi obiettivi di Bring the Food c’è Breading, una app gratuita che prende il nome dalla startup che l’ha realizzata e consente una migliore interazione e comunicazione tra panifici e associazioni no-profit, che tramite geolocalizzazione possono reperire il pane in avanzo e distribuirlo a chi ne ha bisogno.

In ambito commerciale suscita particolare interesse Last Minute sotto casa (LMSC), che permette ai negozianti la rivendita in real time di merce fresca in avanzo a prezzi ribassati. I clienti hanno la possibilità di geolocalizzare da quale area e la tipologia di prodotto su cui essere aggiornati ed effettuare acquisti a prezzi ridotti. MyMoody, invece, consente di rintracciare prodotti in scadenza, eccesso o con difetti di confezionamento, nella propria area urbana, ed acquistarli a prezzi fortemente scontati.

Le tecnologie tuttavia non devono essere considerate come l’unica soluzione al problema dello spreco. Bisogna prevenire oltre che curare, partendo dalla sensibilizzazione dal basso, educando sulle buone pratiche per evitare gli sprechi. Questo è anche il pensiero di Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco“.

“Le soluzioni tecnologiche come le app per ridurre gli sprechi sono misure utili ma estemporanee; il problema va risolto a scuola, educando i giovani durante il loro percorso formativo”, afferma Segrè. “Con l’educazione alimentare, tirando fuori questo diritto, si evita che il nostro bisogno primario fondamentale, mangiare, venga sommerso da un’onda di disvalori imposti dall’esterno, dalla pubblicità, dal marketing, dalle influenze sociali, dalle mode, da metodi di produzione e modelli di consumo scorretti”.

You may also like...

Iscriviti alla Newsletter!

Iscriviti per non perdere le news di Nonsoloambiente!