Quanto è davvero sostenibile internet?

37-internet-consumiUno studio rivela quanto la rete possa essere energivora, mentre i Big del mondo digitale stanno già raccogliendo la sfida di un futuro tecnologico e green.

In media, ogni europeo consuma tramite smartphone 1.9 GB di traffico dati al mese, mentre la media americana arriva a 3.7 GB (Fonte Ericsson). Sono cifre destinate a salire, mentre il mondo prosegue la sua corsa alla digitalizzazione.

Più informazione digitale, meno carta, maggiore sostenibilità ambientale: questa considerazione ha accompagnato la rete sin dai suoi esordi, ma è stata  messa in dubbio da alcuni studi dedicati all’analisi dell’impatto ambientale dell’utilizzo di internet in modo così massiccio.

Secondo il più recente studio condotto dall’Imperial College, ogni singolo Gigabyte di traffico dati richiede il consumo di 200 litri di acqua, utilizzata per produrre l’energia elettrica necessaria ai server e per il loro raffreddamento.

I dati raccolti hanno un primo impatto preoccupante, ma va sottolineato che soggetti a “un certo grado di incertezza”, come affermato dal ricercatore Bora Ristic. Ed è proprio qui che si cela il vero nodo cruciale: non esiste finora nessuno studio, a parte quello citato, in grado di fornire una misurazione concreta dell’impatto ambientale di internet.

La vera importanza di questa ricerca, quindi, consiste nell’aprire le porte a una domanda che, vista la crescente diffusione del web, dobbiamo iniziare a porci: qual è l’impatto ambientale dell’uso di internet? Quante risorse consumiamo quotidianamente per poter sfruttare la rete?

Sono interrogativi che non devono spingerci a non utilizzare internet: sarebbe un approccio irrealistico e fuorviante. Possono, però, spingere le aziende che gestiscono grandi server ad adottare un approccio il più possibile sostenibile e ad acquisire consapevolezza.

La tecnologia e lo sviluppo digitale sono forti motori per la trasformazione delle città in smart cities, per la riduzione dell’impatto ambientale dei centri urbani e delle attività produttive. Ora, è il momento per la tecnologia digitale di volgere lo sguardo verso se stessa.

I grandi colossi digitali hanno già iniziato a muovere i primi passi: mentre Microsoft ha da pochi mesi concluso i test su un prototipo di data centre sottomarino, Facebook ha aperto il suo data centre Lulea nel nord della Svezia, vicino al circolo polare artico, per sfruttare il clima locale come sistema di raffreddamento naturale dei server.

Apple si sta muovendo in una direzione simile, affermando che tutti i suoi data centre sono alimentati al 100% da energia rinnovabile, mentre Google ha annunciato che sei dei suoi centri hanno raggiunto l’obiettivo zero waste.

Queste le premesse di una strada possibile da percorrere: resta da vedere se il mondo sarà in grado di farlo, continuando a rispondere al crescente consumo di traffico internet che di certo non frenerà negli anni a venire.

 

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