Specie ittiche tropicali mettono a rischio il Mediterraneo

La denuncia di Legambiente: “Oltre 800 specie di pesci e alghe tossiche minacciano gli ecosistemi dei nostri mari”.

Il Mediterraneo è sempre più simile a un mare tropicale, ma il paragone non contiene soltanto riferimenti poetici: secondo una recente indagine di Legambiente, sono oltre 830 le specie di alghe e di pesci non autoctoni presenti nelle sue acque. Tra queste, circa 600 costituiscono ormai una presenza fissa.

Se è vero che la ricchezza di biodiversità in natura solitamente costituisce un vantaggio, è vero anche che gli ecosistemi si reggono su equilibri complessi e delicati, molto facili da alterare. Purtroppo questo è proprio ciò che sta accadendo nel Mediterraneo, con conseguenze preoccupanti anche per l’uomo.

Un esempio? Il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), presente soprattutto nei mari di Grecia, Cipro, Turchia, Libano, Israele, Egitto, dove ha creato danni ambientali ed è stato causa di pesanti intossicazioni alimentari, in alcuni casi perfino mortali. Lungo le coste della Sicilia ha invece fatto la sua comparsa il pesce scorpione (Pterois miles), la cui puntura può essere molto dolorosa.

Si teme che la presenza di questo predatore possa aumentare all’interno del Mediterraneo, mettendone a rischio l’ecosistema. Le alghe non sono da meno: la Caulerpa cylindracea e la Lophocladia Iallemandii sono alghe che ricoprono i fondali marini, alterando l’equilibrio costiero. Ad essere a rischio non sono solo le attività di pesca, ma l’intero ecosistema marino.

Da dove arriva questa invasione silenziosa? Una delle principali cause – spiega Legambiente – risiede nelle acque di zavorra, ovvero l’acqua utilizzata dalle navi per stabilizzare lo scafo e che viene scaricata nel porto di arrivo. Qui possono celarsi batteri, microbi, piccoli invertebrati, ma anche larve e uova di specie esotiche che finiscono per colonizzare le aree in cui vengono scaricate.

Nonostante le evidenze siano in crescita ultimamente, il problema è conosciuto da tempo: nel 2012 l’Organizzazione Marittima Internazionale rese noto che ogni anno vengono spostate da una parte all’altra del mondo fra i tre e i dieci miliardi di tonnellate di acqua di zavorra, ricca di biodiversità marina.

Ad oggi, manca tuttavia una strategia per la gestione del problema, anche se presto verrà fatto un piccolo passo avanti: l’8 settembre entrerà in vigore la convenzione dell’Organizzazione Marittima che sancirà l’obbligatorietà di misure ad hoc, come il trattamento delle acque di zavorra prima del loro scarico nei porti di destinazione. Perché tutelare la biodiversità significa rispettarne il delicato equilibrio limitandone ogni tipo di alterazione.

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