Smartphone: ecco la classifica dei più inquinanti

L’Università di Surrey, Inghilterra, ha misurato la Carbon Footprint dei principali device. L’impatto di questi dispositivi, tuttavia, ha contorni più ampi che includono anche la sostenibilità sociale.

L’Università di Surrey, Inghilterra, ha misurato la Carbon Footprint dei principali device. L’impatto di questi dispositivi, tuttavia, ha contorni più ampi che includono anche la sostenibilità sociale.

Riuscite ancora a immaginare una vita senza smartphone? Secondo il 12esimo rapporto sulla comunicazione del Censis, i cellulari “intelligenti” sono ormai nelle tasche del 52,8% degli italiani, mentre i giovani li utilizzano per trascorrere circa 64 ore al mese su internet (dato Nielsen). Abitudini ormai consolidate, ma non per questo prive di conseguenze per l’ambiente.

Per la prima volta, uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Surrey (UK), ha calcolato l’impronta ecologica degli smartphone prendendo in esame la Carbon Footprint dei modelli più diffusi al mondo. Il risultato? Una classifica dei dispositivi di largo consumo nemici dell’ambiente.

L’analisi tiene conto delle emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, dal reperimento delle materie prime alla fabbricazione (i momenti di maggiore impatto ambientale), fino allo smaltimento del teleno arrivato a fine vita.

Il primato negativo spetta alla Apple: gli smartphone più inquinanti risultano essere, nell’ordine, iPhone 6, iPhone 5s e iPhone 4s, con 90, 70 e 55 chili di Co2 per unità rispettivamente emessi. L’avanzamento tecnologico, per gli smartphone a marchio Apple, pare quindi andare di pari passo con la crescita della Carbon Footprint. Il più virtuoso, invece, risulta essere il Nokia 105, con soli 7 chili di Co2 emessi per unità.

Questo, almeno, per quanto riguarda i modelli maggiormente diffusi a livello mondiale. Da quelche anno, però, esiste anche un’alternativa fondata sulla sostenibilità e sull’etica dell’intera filiera: Fairphone. Lanciato in Olanda nel 2013, Fairphone è realizzato interamente con materiali conflict – free ed è modulare: in questo modo l’azienda ha voluto offrire la possibilità di cambiare singole parti e allungare la vita del prodotto.

Le emissioni di Co2, infatti, non sono che una piccola parte delle conseguenze negative della crescente produzione di apparecchi elettronici. Alcune di queste sono violente e sanguinose: è il caso delle guerre e delle lotte per il controllo del coltan, prezioso minerale estratto dalle miniere del Congo e utilizzato per migliorare le prestazioni dei device tecnologici. La totale assenza di normative per disciplinarne l’estrazione ha contribuito ad aggravare la situazione: ad oggi si contano ormai 11 milioni di morti per cause direttamente o indirettamente legate all’estrazione del coltan, molti dei quali bambini.

Proseguendo lungo il ciclo di vita degli smartphone, anche la fase del riciclo necessita di qualche toppa: lo smaltimento scorretto è fonte di ulteriore inquinamento a carico dell’ambiente e del rischio di dispersione di sostanze tossiche. Tra lo scarso rispetto della normativa da parte dei venditori e la filiera del recupero ancora lontana dall’essere virtuosa, l’impronta ecologica di questi dispositivi elettronici ha confini più ampi di quelli indicati dall’Università di Surrey: è bene ricordarlo, quando decidiamo di sostituire il nostro smartphone.

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