Da Seattle al Kenya, è lotta aperta ai sacchetti di plastica

Mentre si moltiplicano i divieti locali e nazionali di utilizzo di shopper di plastica, c’è chi inventa soluzioni alternative… Da portare direttamente in tavola.

La battaglia contro la plastica nei mari si disputa in primis sulla terraferma. Ancora non si conosce la portata della minaccia che, comunque, ogni giorno continua a crescere, ma è ormai chiara la necessità di fermare al più presto la dispersione di rifiuti plastici nei mari e negli oceani. Per farlo, sono molti gli Stati e le città che stanno iniziando a prendere provvedimenti concreti.

A Seattle è stata annunciata una novità che diventerà Legge a luglio 2018 e che vieta l’utilizzo di cannucce e utensili di plastica monouso nei ristoranti. Si tratta di una iniziativa di cui si parla, in realtà, dal 2010 e che finalmente vedrà applicazione. Al loro posto, verrà incentivato l’uso di utensili compostabili.

Se questo può sembrare un piccolo cambiamento, un paio di numeri possono rivelarne l’importanza. Secondo quando riportato dal periodico EcoWatch, negli Stati Uniti ogni giorno vengono gettati 500 milioni di cannucce, più di 180 miliardi all’anno. Chili e chili di plastica che vanno a riempire le discariche e gli oceani, con conseguenze devastanti per gli ecosistemi marittimi.

La cittadina americana si accoda così alle tante nazioni che stanno recentemente prendendo seri provvedimenti, la maggior parte dei quali relativi alle borse di plastica. Qualche esempio? La Costa Rica punta a diventare il primo Stato al mondo a bandire tout court l’uso di borse di plastica monouso entro il 2021, mentre nella regione dell’Australia Occidentale lo stesso provvedimento verrà attuato entro il 2018.

Anche nella regione di Maharashtra, in India, le borse di plastica verranno completamente eliminate dal mercato entro il prossimo anno, dopo il provvedimento del 2005 che vietò le borse di plastica al di sotto dei 50 micron. Al Kenya va invece il primato delle punizioni più dure per chi produce, vende o utilizza buste di plastica, già vietate: fino a quattro anni di prigione e 40.000 dollari di multa.

Nel frattempo, nascono frequentemente proposte alternative alla plastica per la realizzazione di sacchetti resistenti, economici e non inquinanti. Una delle più curiose è “I am not plastic”, il sacchetto inventato dal biologo indonesiano Kevin Kumala. La shopper è completamente biodegradabile, ma non solo: presentata come edibile, può essere mangiata oppure sciolta in acqua e bevuta.

Con una forma di comunicazione un po’ sopra le righe, il suo inventore mostra come sia possibile mangiare e bere “I am not plastic”: certamente si tratta di una forma pubblicitaria che tralascia l’aspetto igienico della questione, ma che punta a sottolineare la totale innocuità del prodotto per le creature viventi che popolano la terra e anche i mari.

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