Qualità dell’aria: i dati del rapporto 2017 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente

Se l’emergenza inquinamento è largamente diffusa in tutta l’Italia, non si può dire lo stesso di una politica condivisa per limitare il problema.

Sono due le pubblicazioni che iscrivono/ascrivono l’Italia nella black list dell’inquinamento atmosferico: il Rapporto 2017 sulla qualità dell’aria in Europa, pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, in base al quale anche nel 2015 l’Italia ha superato i limiti di quasi tutti gli inquinanti atmosferici previsti dalla normativa Europea, tra cui le concentrazioni di ozono(O3), il biossido di azoto(NO2) e i fumi provenienti dalla combustione di legna e biomasse ampiamente diffusa.

La recente Classifica Ecosistema Urbano 2017, realizzata da Legambiente e Ambiente Italia, in collaborazione editoriale con il Sole24ore, mostra una fotografia dei livelli di inquinamento, dovuti alla mobilità ancora poco sostenibile, al tessuto industriale e all’utilizzo scorretto delle fonti energetiche nelle abitazioni private delle principali città italiane. Secondo i dati pubblicati, Mantova, la cui area urbana ospita un polo chimico industriale e un flusso automobilistico molto congestionato, è risultata tra le province più inquinate a causa delle polveri sottili (PM10), le cui soglie hanno superato, per 45 giorni di seguito, i livelli massimi consentiti dalla legge.

Il problema dell’inquinamento dovuto alla mobilità, è soltanto uno dei fattori che concorrono a rendere “le città il cuore del problema, ma anche della soluzione”, come sottolineato da Giovanni Valotti, presidente di Utilitalia, la federazione che unisce i gestori dell’ambiente, dell’acqua e dell’energia. Oltre a considerare il parco auto obsoleto, inefficiente e altamente inquinante, tra le cause dell’emergenza sono inserite (da Utilitalia) anche il riscaldamento e l’efficienza, riferendosi alle poche opere di “migliorie energetiche” degli edifici che sono state completate in Italia. “La strategia da seguire per ridurre l’inquinamento – continua Valotti – deve partire dalle città; e proprio un focus sulle città urbane deve essere inserito nella strategia energetica nazionale (SEN), la cui consultazione si è conclusa il 12 settembre. Bisogna incentivare l’utilizzo delle pompe di calore elettriche e garantire degli incentivi alla diffusione del teleriscaldamento e alla mobilità sostenibile, promuovere l’uso del metano e delle energie rinnovabili” se si vuole davvero ridurre l’inquinamento cittadino e rispettare, entro il 2030, gli standard imposti dalle Direttive europee.

Soluzioni come il bike sharing, le piste ciclabili, il miglioramento di trasporti pubblici integrati, il finanziamento in generale di piani regionali nel settore dei trasporti, sono invece le soluzioni maggiormente auspicate dall’ANCI (Associazione dei Comuni italiani). ANCI si fa promotore anche di un modello energetico piccolo e distribuito, in cui l’energia prodotta è scambiata verso più clienti, con l’obiettivo di ridurre il peso dei costi energetici dell’inefficienza e gli sprechi dei grandi distributori sulle bollette dei clienti finali.

Segnali propositivi arrivano anche dal Ministero dell’Ambiente, che, come confermato dalle parole del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha stanziato altri 40 milioni di euro per finanziare progetti che muovono la mobilità sostenibile, per un totale di 75 milioni. Anche il tavolo di lavoro della SEN vuole mostrarsi proattivo inserendo tra gli obiettivi la diffusione del biometano, la diffusione dei biocarburanti e la promozione del mercato delle auto ibride plug-in e di mezzi, si auspica per la maggior parte pubblici, elettrici. L’obiettivo è riuscire a mettere a punto una pianificazione energetica della mobilità integrata alla pianificazione urbana.

In ultima analisi, guardando più alle realtà locali, timidi passi avanti sono stati fatti dalle Regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto che hanno deciso di firmare, con il Ministero dell’Ambiente, il “Nuovo accordo di Programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure della qualità dell’aria nel bacino padano” che entrerà in vigore a partire dal 1 ottobre 2018.

La volontà condivisa è quella di creare, nell’area interessata, un’unica linea d’azione, che preveda tra le altre misure, limitazioni omogenee alla circolazione, distribuzione di carburanti alternativi, sostituzioni di veicoli inquinanti, eco-bonus, misure per ridurre l’inquinamento di attività agricole e domestiche. La grande sfida dell’accordo è quella di far nascere una politica di riduzione dell’inquinamento che possa coinvolgere l’intero territorio nazionale, eliminando le differenze, che troppo spesso vengono riscontrare a livello di piccoli Comuni, dovute all’autonomia nella definizione delle limitazioni di cui godono i singoli Sindaci.

You may also like...

Iscriviti alla Newsletter!

Iscriviti per non perdere le news di Nonsoloambiente!