Polonia, via al disboscamento dell’ultima foresta vergine d’Europa

Polonia, via al disboscamento dell’ultima foresta vergine d’Europa

E’ la foresta più antica del continente, ma rischia di scomparire per sempre dopo l’approvazione del piano di disboscamento da parte del governo polacco. Si tratta della foresta di Bialowieza, un polmone verde di oltre 1500 chilometri quadrati di alberi, tra la Bielorussia e la Polonia.

Pensare che sia un fenomeno che riguarda solo l’Amazzonia o il Sud-Est asiatico o il Congo è un grande errore. Quando si parla di deforestazione non è necessario guardare troppo lontano, bensì è sufficiente volgere lo sguardo a paesi molto più prossimi. La deforestazione c’è anche in Europa. In particolare nelle più vaste e intricate foreste del Vecchio Continente, quelle dei Carpazi, che si sviluppano lungo 1.500 chilometri dividendosi tra Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Ucraina, Romania e Serbia. Sono le ultime foreste vergini ancora esistenti nel nostro continente, ricche di fauna, abitate da orsi bruni, branchi di lupi, linci e perfino dal bisonte europeo, con una rigogliosa vegetazione rimasta intatte per secoli. Le cause? Principalmente Il taglio illegale di legname, gestito dal crimine organizzato, spesso collegato a corruzione, violenza e riciclaggio di denaro.

Ma non è sempre così. Come nel caso della Polonia, dove recentemente l’ente che cura la foresta nazionale di Bialowiezaannuncia l’avvio del piano di disboscamento dell’ultima foresta vergine d’Europa, patrimonio Unesco e casa di specie animali vulnerabili a causa bostrico, un minuscolo insetto che scava gallerie nel legno e che da mesi è responsabile di una grave infestazione. La Bialowieza è una foresta incontaminata da diecimila anni, che si estende su una superficie di 1.400 chilometri quadrati tra Polonia e Bielorussia, l’ultima grande foresta vergine d’Europa. Il parco nazionale polacco, Patrimonio Unesco dal 1979, copre l’area centrale (il 17% del totale) e la foresta nel complesso accoglie 20 mila specie animali, compresi 250 tipi di uccelli e 62 specie di mammiferi e gli alberi più alti del continente: querce secolari, frassini di 40 metri, abeti di 50. A difesa della foresta di Bialowieza sono intervenuti scienziati, Unione Europea e ambientalisti che accusano il governo di ignorare le proteste di cittadini, delle associazioni e dell’Unesco.

Greenpeace e WWF Polonia avevano già posto la questione davanti alla Commissione europea ma a quanto sembra, il disboscamento per adesso non avrà una battuta d’arresto. In 10 anni il nuovo piano prevede l’abbattimento di 180mila metri cubi di foresta, decisione che senza ombra di dubbio minerà per sempre l’ecosistema di questa foresta. Non solo, Greenpeace aveva lanciato una raccolta firme contro il progetto del governo conservatore di Varsavia, che violerebbe ilprogramma dell’Unione Europea “Natura 2000”, lanciato nel 1992 per difendere l’ambiente attraverso una rete di aree naturali protette. Il Ministero dell’Ambiente polacco difende il programma, definendolo una misura di sicurezza per proteggere operatori, guide e turisti dal rischio caduta degli alberi malati. Ennesimo fronte di tensione in un momento già delicato nei rapporti Varsavia-Bruxelles, in rotta su immigrazione e Stato di diritto.

“Abbiamo deciso di agire in questo modo per frenare il degrado della foreste e proteggere tutte le specie che vi abitano. Il disboscamento non riguarda la parte antica della foresta, inserita nel 1979 tra i Patrimoni Unesco”, dice Jan Szyszko, ministro dell’Ambiente polacco. Voce degli oppositori è quella di Katarzyna Jagiello, attivista di Greenpeace Polonia, che spiega “Il ministro non capisce che questo insetto è un visitatore abituale della foresta che nonostante la sua presenza è sempre riuscita a sopravvivere senza l’intervento dell’uomo e senza misure così drastiche”. Non sono solo le associazioni ambientaliste a richiamare ad una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. La conversione in favore dell’ambiente “che ci ricorda sempre Papa Francesco non è solo un richiamo morale per i fedeli cristiani, ma anche un’urgenza per tutti”.

Lo scrive monsignor Ignatius Suharyo, arcivescovo di Giakarta, in una lettera pastorale dal titolo “Proteggere la madre terra, il grembo della vita”. Pubblicato in occasione della Giornata internazionale dell’ambiente del 5 giugno, il messaggio è un appello alla comunità cattolica ad amare, proteggere e rispettare il pianeta e la natura, come delineato nell’ultima enciclica di Papa Francesco “Laudato si’ sulla cura della casa comune”, che riporta una serie di suggerimenti per un’ecologia responsabile.

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