Ocean Film Festival e l’arma della bellezza

L’Ocean Film Festival, ideato in Australia nel 2014, è finalmente arrivato anche in Italia per accompagnarci, con i suoi documentari, dentro i segreti e la bellezza del pianeta mare.

La rassegna Ocean Film Festival, curata dagli stessi autori del Banff Mountain Film Festival World Tour Italy, (manifestazione cinematografica sulla montagna, l’alpinismo e le attività outdoor), porta nei nostri cinema una selezione dei migliori film e documentari dedicati all’ecosistema marino.

Sono state cinque le tappe, per altrettante città, nel corso del mese di novembre: dopo l’esordio, avvenuto a Milano, il festival è sbarcato a Genova, Torino, Roma e Bologna.

Per gli spettatori, è stato così possibile seguire la lenta e affascinante discesa dell’apneista francese Giullame Néry fino nel ventre del relitto della petroliera Heaven, navigare tra le onde assieme ai 35 metri della Infinty con il suo equipaggio di vagabondi del mare, oppure riflettere su quanto la mano dell’uomo impatti sui mari guardando ‘The Legacy’ e il suo atto di denuncia contro la pesca incontrollata e l’inquinamento che impoveriscono e corrompono un ecosistema unico, patrimonio di tutti.

E molto altro ancora ha fatto sgranare gli occhi durante le due ore di spettacolo: i documentari proposti raccontano la meraviglia di un ambiente estremamente vario che affascina gli esseri umani da sempre. Un tipo di messaggio che deve fare riflettere tutti, spettatori e ‘addetti ai lavori’.

Indubbiamente, soprattutto in tempi recenti, i media hanno usato toni gravi per sensibilizzare il pubblico verso i problemi del Pianeta, spesso trascendendo nel catastrofismo. Questo tipo di operazione non sembra però aver dato risposte soddisfacenti. La reazione, di fronte alla sovraesposizione di notizie drammatiche, parrebbe aver suscitato più un sentimento di rifiuto che di empatia.

Allargando il concetto: le foto brutalmente oneste che troviamo sui pacchetti di sigarette, parimenti, hanno avuto uno scarso effetto sul consumo delle stesse e, altrettanto, nonostante giornali e televisioni ci bombardino di notizie terribili, sembra che il nostro atteggiamento, per esempio verso i fenomeni migratori, non si sia sensibilizzato ma piuttosto fattosi più intollerante.

E se fosse la bellezza il modo per meglio scuotere le coscienze? L’Ocean Film Festival ha puntato decisamente su quella. Educare al rispetto dell’ambiente marino raccontandone le meraviglie; usare la bellezza per sviluppare sentimenti di attenzione e cura.

Oggi è forse necessario pensare anche a questo linea di comunicazione per parlare al pubblico riguardo i pericoli che l’ambiente corre: mettere in evidenza il fascino della Terra, sottolineandone la fragilità, può dare più risultati che sovraesporre il pubblico a criticità che vengono sempre percepite come troppo lontane e soprattutto non connesse fra loro. Distanti nei chilometri e nelle responsabilità.

Aver cura di ciò che ci circonda, rispettandone la bellezza che ci affascina, è il modo migliore per accrescere il senso comune del rispetto e rivolgerlo così non solamente nei confronti della Natura ma anche verso i beni comuni e gli altri.

Gli spettatori non faranno fatica a comprendere il messaggio del festival e sentirsi direttamente chiamati in causa di fronte a ciò che vedranno sugli schermi: il canottaggio estremo di “Kayaking the Aleutians”, il mistero degli abissi di “Stay with Us” o le evoluzioni dei surfisti immortalati in “The Right”, raccontano sì di imprese estreme lontane da noi, ma ci parlano soprattutto di ecosistemi del mantenimento dei quali tutti siamo responsabili.

Per info sul programma internazionale consultare il sito italiano ufficiale.

 

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