Morti premature da inquinamento dell’aria, in Europa il primato è italiano

Secondo il rapporto “Qualità dell’aria, relazione 2015”, l’Italia è il Paese dell’Unione europea che, con 84.400 vittime, fa registrare il maggiore numero di morti premature a causa dell’inquinamento dell’aria.

Secondo il rapporto “Qualità dell’aria, relazione 2015”, l’Italia è il Paese dell’Unione europea che, con 84.400 vittime, fa registrare il maggiore numero di morti premature a causa dell’inquinamento dell’aria.

D’inquinamento si muore, soprattutto in Italia. Non una semplice frase ad effetto, ma il risultato di un’analisi svolta dall’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea). Secondo il rapporto Qualità dell’aria in Europa, relazione 2015, reso noto nei giorni scorsi, il nostro è infatti il Paese dell’Unione europea che con 84.400 decessi nel 2012, detiene il triste primato del numero di morti prematuri rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dell’inquinamento dell’aria.

Micro polveri sottili (Pm 2.5), biossido di azoto (NO2) e ozono degli strati bassi dell’atmosfera (O3) sono i tre letali colpevoli cui viene attribuita la maggiore responsabilità, con numeri che arrivano rispettivamente a  59.500, 21.600 e 3.300 vittime entro i confini nazionali. Per quanto riguarda le polveri sottili Pm 2,5, le stime parlano di 432 mila morti premature nei ventotto Stati europei, di cui 59.500 solo in Italia. Seguono Germania con 72 mila e Francia con 58.400.

Secondo la relazione, sebbene ci sia stato un calo delle emissioni inquinanti totali registrate negli ultimi 10 anni, le concentrazioni rimangono ancora ben al di sopra del limite di 10 microgrammi per metro cubo, considerato sicuro dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Nonostante i miglioramenti continui degli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico incide ancora sulla salute degli europei, riducendo la qu

alità e l’aspettativa di vita”, ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea. “Inoltre, ha un impatto economico notevole, poiché aumenta i costi sanitari e riduce la produttività con la perdita di giorni lavorativi in tutti i settori dell’economia”.

L’area più colpita in Italia dalla piaga delle micro polveri si conferma quella della Pianura Padana (Brescia, Monza, Milano in primis) ma anche Torino, che oltrepassa la soglia fissata a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, lambita invece da Venezia. D’altra parte, considerato il livello di sicurezza stabilito dall’Oms, neppure gli abitanti di altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna e Cagliari possono dormire sonni tranquilli.

Quali sono, dunque, le cause di una problematica di tale portata e cosa possiamo fare per invertire il corso di questa situazione pericolosa fino all’estremo?  Secondo la stessa AEA, le principali responsabilità dell’inquinamento dell’aria sono attribuibili al traffico veicolare, che da solo produce il 46% delle emissioni di ossidi di azoto, seguito da riscaldamento domestico e commerciale, produzione industriale e agricoltura.

Individuati dunque i motori di risultati tanto preoccupanti, ci si rende conto che molte possibili soluzioni sono a portata di mano e praticabili tramite scelte più consapevoli a livello quotidiano. Ripartiamo di qui, e facciamolo ora, quando la contingenza della conferenza mondiale sul clima di Parigi ci dà la possibilità di ribadire scelte e avanzare richieste per il futuro. 

In quest’ottica, mobilità sostenibile, attenzione al consumo energetico, acquisti consapevoli sono i fattori di un mix che consentono di diminuire il proprio personale impatto e, nello specifico, riconquistare il diritto di respirare senza temere per la propria salute. 

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