Legambiente: “fermiamo l’uso dell’airgun in mare”

#Stopoilairgun: è questa la petizione lanciata da Goletta Verde, la campagna di Legambiente per la tutela dei mari, volta a fermare l’uso dell’airgun per la ricerca di idrocarburi in ambienti marini.

#Stopoilairgun: è questa la petizione lanciata da Goletta Verde, la campagna di Legambiente per la tutela dei mari, volta a fermare l’uso dell’airgun per la ricerca di idrocarburi in ambienti marini.

Un flashmob di volontari e turisti sulla spiaggia di Punta Aderci, a Vasto, in Abruzzo, per dire basta alla pratica dell’airgun per la ricerca di petrolio e gas in mare. L’impiego di questa tecnica provoca danni e alterazioni comportamentali alle specie animali che popolano i nostri mari, in particolar modo ai cetacei. La protesta non poteva che avere luogo a Punta Aderci dove, nel settembre 2014, spiaggiarono sette esemplari di capodoglio (di cui tre non sono sopravvissuti).

La tecnica dell’airgun utilizza una “pistola ad aria” che consente di ispezionare i fondali marini sparando aria compressa. Le onde che vengono emanate e il rumore assordante che ne consegue si propagano per molti chilometri, mettendo in pericolo l’intero ecosi-stema marino. Tutto ciò non è più ammissibile. Ecco perché Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente impegnata nella salvaguardia delle coste e dei mari italiani, ha voluto riportare l’attenzione sul fenomeno lanciando la petizione #stopoilairgun.

Come si legge nel dossier di Legambiente, si tratta di “una richiesta resa ancor più urgente da 11 decreti per il nulla osta ambientale che riguardano tredici aree marine tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia che potranno essere sottoposte ad attività di prospezione e ricerca attraverso inda-gini sismiche (airgun). Ad oggi sono 52 le istanze di permesso di ricerca e le istanze di prospezione presentate dalle diverse compagnie petrolifere nei nostri mari, per un totale di oltre 122mila chilometri quadrati, corrispondenti all’estensione di tutta Inghilterra”.

Dopo un lungo iter parlamentare che non ha prodotto soluzioni, Legambiente fa appello al governo affinché vengano attuati gli impegni presi in sede di dibattito parlamentare e i diversi ordini del giorno approvati in materia al Senato e alla Camera. Molte le direttive in materia che giungono dall’Europa, tra le quali vale la pena ricordare “Habitat”, che con-sente di limitare alcune attività marittime nelle zone speciali di conservazione.

La situazione è esposta dettagliatamente nel rapporto dell’Ispra del 2012 “Valutazione e miti-gazione dell’impatto acustico dovuto alle prospezioni geofisiche nei mari italiani”, che sottolinea l’importanza della messa in atto di “tutte le possibili misure preventive e di mitigazione per minimizzare l’impatto acustico, a maggior ragione in un mare come il Mediterraneo, noto per la sua biodiversità, ma anche per la sua estrema vulnerabilità all’inquinamento, incluso quello acustico”.

Dagli esami condotti sui vari esemplari di animali che hanno subito la triste sorte dello spiaggiamento (altri casi oltre a quello di Vasto sono stati riscontrati in Puglia ma anche in Madagascar e Perù) sono emersi gravi danni all’udito, dovuti chiaramente al rumore assordante delle onde, ma anche ad altri organi, lesioni che in alcuni casi hanno portato al decesso degli animali.

#Stopoilairgun è soprattuto un appello alla salvaguardia della biodiversità nei nostri mari, che ci riguarda molto da vicino, perché ad essere a rischio sono i cetacei, i mammiferi e tutte le specie che abitano il Canale di Sicilia, il Mar Ionio e il Mar Adriatico.

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