Le bioenergie diventano il traino del settore forestale

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Il recente rapporto FAO mostra come la domanda di pellet e legno per la produzione di energia stia condizionando il settore forestale a livello globale.

Il legno è l’oro del futuro? Un’affermazione azzardata, ma non del tutto surreale: i recenti dati presentati dalla FAO dimostrano che il settore forestale è protagonista di una forte crescita, trainato dalle bioeconomie emergenti.

A livello mondiale, la produzione di prodotti legnosi ha subito un aumento dell’ 1 – 8%, con l’Asia in testa alla classifica delle aree del mondo a domanda crescente, mentre dal Nord America arriva un forte traino ad opera del mercato immobiliare in ripresa. In Europa, la crescita della domanda si manifesta in conseguenza alle politiche di sostegno alle rinnovabili: qui la domanda di pellet è decuplicata negli ultimi 10 anni, arrivando a 28 milioni di tonnellate prodotte nel 2015.

“La crescita dell’uso di prodotti legnosi nelle costruzioni e per la produzione di energia può contribuire a ridurre le emissioni di gas serra – afferma Mats Nordberg, funzionario forestale senior della FAO – Il nostro sulla produzione di legname rappresenta uno strumento importante per misurare i progressi verso gli accordi di Parigi sul clima e l’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile poiché può aiutare i Paesi a favorire una gestione sostenibile delle foreste e a rafforzare il loro ruolo nella mitigazione delle emissioni”.

In Italia, la sfida della gestione sostenibile delle risorse forestali è tutt’altro che marginale: un terzo del territorio è verde e lo sviluppo incontrollato delle aree boschive pone interrogativi ad oggi senza un’efficace risposta.

 

Mentre cresce la domanda per i prodotti legnosi per la bioenergia, cala quella della carta, lasciando spazio al rafforzamento del ciclo virtuoso del suo riciclo e riuso. La produzione di carta per l’editoria e la scrittura è scesa nel 2015 del 2.3%, pari a 3 milioni di tonnellate: la tendenza è guidata dalle aree del mondo a maggiore diffusione di tecnologie che rendono in molti casi obsoleto questo supporto, come il Nord America e l’Europa.

 

Il 55% della carta immessa sul mercato è frutto di un processo di riciclo, per un totale di 225 milioni di tonnellate recuperate. Compare qui il Sud America tra i Paesi con un ruolo chiave: Brasile e Uruguay sono tra i principali produttori di polpa e carta di recupero per l’esportazione. A dimostrazione che una filiera virtuosa, ad oggi, può essere tale solo se globale.

 

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