La bioedilizia ha un nuovo alleato: canapa, destinazioni d’uso e proprietà

canapa

Alla ricerca di soluzioni abitative sempre più sostenibili e meno impattanti dal punto di vista ambientale, nell’ambito della bioedilizia si guarda con interesse alla canapa, coltura che rivela di possedere caratteristiche in grado di realizzare materiali altamente efficienti ed innovativi.

E’ notizia recente l’inaugurazione a Cavezzo, Emilia Romagna, di Cmf Greentech, start-up vincitrice del premio “Saie Innovation-verso impatto zero” per la realizzazione di pannelli per la bioarchitettura. Grazie a un collante naturale brevettato, mischiato a canapa e materiali di risulta, l’azienda garantisce un prodotto libero da formaldeide e un ciclo produttivo che esclude la filiera del petrolio.

Ma quali sono i punti di forza dell’impiego della canapa in edilizia e qual è la sua portata innovativa? Lo abbiamo chiesto al prof. Stefano Amaducci,  Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Secondo uno studio EIHA (European Industrial Hemp Association), in Europa nel 2013 sono state prodotte 25mila tonnellate di fibra di canapa. Di questi il 26% destinato alla  produzione di materiali isolanti, il 57% alla produzione cartaria, il 14% a materiali biocompositi, il 3% tessili tecnici e 0,1% di tessile per abbigliamento. Il canapulo (parte interna dello stelo) è stato essenzialmente utilizzato per lettiere per animali (il 45% cavalli, 18% piccoli animali), il 16% come materiale di costruzione, il 19% per materiale da pacciamatura per giardini, il 2% per altri usi (substrato per coltivazione funghi, combustione). Guardando al settore dell’edilizia, il canapulo ha buone caratteristiche tecniche, proprietà strutturali botaniche che conferiscono ai prodotti, oltre a una particolare leggerezza, un’ottima capacità di isolamento termico e acustico. Caratteristica indiretta è la sostenibilità ambientale: la canapa è una coltura che ha la capacità di essere coltivata anche su terreni inquinati, disinquinandoli.

In Italia dove viene coltivata la canapa?

Dati recenti parlano di 2000- 3000 ettari disseminati sul territorio. La canapa è una coltura ubiquitaria, che può essere coltivata dai Tropici alla Finlandia: ne deriva che la canapa di cui viene utilizzato il seme, che non ha bisogno di centri di trasformazione in prossimità, può essere coltivata potenzialmente ovunque. Per quel che riguarda il canapulo e l’uso edilizio, sono tre le aree di coltivazione principali, concentrate per questioni di efficienza attorno a tre piccoli impianti o società legate alla canapa: Taranto (città sede di Southemp), Carmagnola (dove è presente Assocanapa), l’asse Padova-Rovigo (dove la realtà di riferimento è Ecohemp). Gli altri terreni sono sparsi, coltivati da agricoltori curiosi o motivati a produrre canapa.

 

Quanto è sostenibile la coltivazione della canapa?

La sostenibilità ambientale della canapa è buona. Per coltivarla, non si possono utilizzare prodotti chimici (antiparassitari, diserbanti) perché non esistono pesticidi registrati per la canapa. D’altro canto, non avrebbero una grande utilità posto che, se coltivata nel modo giusto, la coltura ha una grande capacità rinettante e non è di per sé soggetta a patologie particolarmente temibili. Presenta, inoltre, un’ottima efficienza d’uso dell’azoto, elemento che impatta maggiormente a livello ambientale ed economico. Tradizionalmente non si tratta di una coltura irrigua, avendo una buona efficienza idrica grazie ad apparati radicali molto profondi.

A livello applicativo, con il progetto Multihemp di cui sono coordinatore, stiamo sviluppando il discorso della canapa come coltura multiuso: l’intento è di raccogliere il seme a scopo alimentare, lo stelo per applicazioni varie (tra cui i materiali edilizi), ma anche recuperare i residui del seme per vari utilizzi, tra cui quello farmaceutico. La pianta stessa è in grado di produrre sostanze chimiche ad uso farmaceutico, fibra, olio, un polimero naturale di buona qualità: per questo e a ragion veduta, dunque, abbiamo definito la canapa, in sé se per se stessa, una bioraffineria naturale.

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