Kenya, stop del governo ai sacchetti di plastica

In Kenya produrre, importare o vendere sacchetti di plastica diventa illegale. Per chi viola il divieto sono previste multe fino a 40mila dollari e pene fino a 4 anni di prigione.

Tolleranza zero per i sacchetti di plastica in Kenya. Qui, d’ora in poi, chiunque li produca, li venda o li importi sarà punito con pene fino a quattro anni di prigione e multe tra i 19mila e i 40mila dollari. Si tratta del provvedimento più severo al mondo per contrastare questa diffusissima e deleteria categoria di rifiuti, in un Paese in cui, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (PNUE), ogni anno vengono distribuiti circa 100 milioni di sacchetti di plastica solo dai supermercati.

Un vero e proprio flagello per i nostri oceani, destinazione primaria dei sacchetti abbandonati: oggetti estranei all’ecosistema che impiegano dai 500 ai 1000 anni a deteriorarsi, compromettono la salubrità dell’acqua e la salute delle specie marine per poi introdursi, attraverso pesci ed altri animali, nella filiera alimentare destinata al consumo umano.

“Se continuiamo così, entro il 2050 negli oceani avremo più plastica che pesci” ha dichiarato Habib El-Habr, esperto di littering marino impegnato nel programma ambientale delle Nazioni Unite in Kenya.

Annunciate lo scorso marzo, le nuove norme sono entrate in vigore lunedì 28 agosto. E così, il Paese Africano si è aggiunto alla lista delle oltre 40 nazioni che hanno messo al bando- totalmente o parzialmente- oppure tassato, più o meno pesantemente, la produzione e l’uso di sacchetti di plastica. Anche i sacchi della spazzatura saranno rimossi dagli scaffali dei supermercati, mentre la plastica utilizzata per gli imballaggi non verrà intaccata dal provvedimento.

“Le persone ordinarie non saranno interessate” ha assicurato Judy Wakhungu, Ministro dell’Ambiente kenyana, tenendo a precisare con  l’agenzia di stampa Reuters che il divieto punta a colpire principalmente produttori e fornitori. L’accorato invito per la popolazione è, in ogni caso, quello di utilizzare materiali riciclabili. Da parte loro, alcune catene di supermercati in Kenya hanno iniziato a offrire ai clienti, come alternativa, delle shopper riutilizzabili in stoffa.

La proposta diventa legge al terzo tentativo di far approvare un divieto non gradito ai produttori. Se dovesse avere successo, potrebbe diventare un modello utile ad altri Paesi per arginare una pratica disfunzionale che, secondo un’analisi pubblicata su “Science Advance”, ha finora prodotto 8,3 milioni di tonnellate di plastica. Utilizzata nell’immediato e, dopo un ciclo di vita brevissimo, gettata via.

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