Introduzione d’autore all’immaginario ambientale: intervista a Erik Balzaretti.

Che cos’è l’immaginario ambientale? Come influenza il nostro modo d’intendere il sistema ambiente? Quale relazione lo lega alla comunicazione artistica diffusa? Lo abbiamo chiesto a un esperto: Erik Balzaretti, Coordinatore del Master in Comunicazione per la Sostenibilità, Direttore della Scuola Visual Communication di IED Torino e ideatore del primo Archivio dell’Immagine Ambientale.

1. Immaginario ambientale: che cos’è e come si costruisce?

L’immaginario ambientale è quella parte dell’immaginario collettivo inerente ai temi del rapporto tra uomo/ambiente/natura/società/tecnologia/scienza/economia. L’immaginario collettivo è quella fonte dalla quale ci abbeveriamo per costruirci opinioni, punti di vista e relazioni con i temi più svariati. Esso è formato dalle narrazioni passate e presenti che, in modo con-fuso, costruiscono le coordinate per le narrazioni future. In breve, l’immaginario è un deposito dove le ultime cose che entrano sono quelle più visibili e facilmente utilizzabili, ma che spesso subiscono rimescolamenti tali che ciò che crediamo nuovo non è altro che una versione di qualcosa di più antico e nascosto.

Il rapporto fra uomo e natura, con il suo portato emozionale, incide ancora fortemente sui temi della sostenibilità dell’ambiente. Si tratta di riflessioni sul senso, che si trasformano in narrazioni più o meno complesse. L’analisi e la messa in evidenza dei vari livelli di immaginario permette di capire nel presente la complessità del pensiero collettivo e personale degli uomini su temi universali, come quello dell’ambiente, per poterli cambiare nel futuro, superando resistenze ataviche e l’invadenza delle mode mediatiche. Semplificando, l’immaginario ambientale compone le radici del design della comunicazione della sostenibilità. Senza di esse, il nostro comunicare è vano.

2. Secondo la Sua esperienza, qual è il modo più efficace per comunicare l’ambiente? Fare leva sul coinvolgimento emotivo può aiutare a penetrare più facilmente coscienze e memorie?

L’aspetto emozionale è importante per tutto quello che si vuole comunicare. L’emozione è ciò che mette in relazione le cose e noi. Tuttavia, per quanto riguarda il tema dell’ambiente (ma non solo di quello potremmo parlare), bisogna utilizzare più approcci comunicativi, a seconda di quali sottosistemi dell’ambito ambientale trattiamo e, soprattutto, tenendo conto dei target che vogliamo raggiungere. E’ pur vero che, per un businnes man sostenibile, anche un bilancio ambientale può diventare un veicolo emozionale ma, forse, qui l’approccio dovrebbe essere più razionale. Ogni problema ha le sue soluzioni e i suoi approcci ad esse.

3. Che cos’è il “Global Changes” e come interagisce con l’immaginario ambientale?

Il “Global Changes” è un movimento spontaneo e non coordinato che da qualche anno, con più o meno vigore, sta mettendo in campo un massa di narrazioni utilizzando i mezzi della comunicazione artistica diffusa, arricchendo l’immaginario indirizzato alla salvaguardia del pianeta e ai limiti del sistema di sviluppo, con il suo portato di conseguenze ambientali. Diciamo che è la parte affiorante dell’immaginario collettivo ambientale. Tra esso, possiamo trovare narrazioni e linguaggi affini al marketing, in senso positivo e negativo, ma anche opere artistiche capaci di emozionare. E poi tanta, tanta fuffa mediatica e modaiola. Ma i movimenti mediali sono così, bisogna sapere capire e valutare i fenomeni nel contemporaneo. A posteriori sono capaci tutti.

4. Nel Suo libro “La comunicazione ambientale: sistemi, scenari e prospettive”(2009), individuava in socialità ed esperienzialità due chiavi per la comunicazione ambientale del futuro. A cinque anni di distanza, nota dei risultati in questa direzione?

Sono ancora convinto che socialità ed esperienzialità siano due chiavi forti nel rapporto con l’immaginario ambientale. Ma se qualche anno fa pensavo che la rete potesse essere il luogo privilegiato per l’aspetto sociale, oggi devo dire che in questo mi sembra che la rete abbia fallito. I social network sono fantastici per il marketing di contatto e, forse, per convocare un flash mob, ma l’utente medio della rete è interessato sostanzialmente alla propria gratificazione privata, unita a una superficialità e a una liquidità drammatica. Non c’è stato quel salto di qualità che renda la socialità in rete qualcosa di reale e profondo, nel senso dell’interesse di tutti. Ci sono tante nicchie che si parlano a stento e tanti blogger che non sono altro che la versione dei poveri dei vecchi leader testimonial. La socialità vera è quella conviviale e profonda che vada alla riscoperta di valori veri come la felicità diffusa, senza prendere pillole. In questo, socialità ed esperienzialità convivono. L’esperienza della vita in armonia con l’ambiente è il miglior viatico a una socialità assolutamente da ritrovare, anche tra le pieghe del nostro vivere quotidiano.

5. Può consigliarci una o più opere artistico-letterarie recenti in grado di influenzare e arricchire il nostro immaginario ambientale?

Un cd musicale: “Terria” di David Townsend. Un libro: “Solar” di Ian McEwan. Un Fumetto: “The Massive” di Brian Wood. Un film: “La Quinta Stagione” di Peter Brosens e Jessica Woodworth.

You may also like...

Iscriviti alla Newsletter!

Iscriviti per non perdere le news di Nonsoloambiente!