Infrazioni europee: il primato va all’ambiente

Delle 91 procedure di infrazione europee a carico del nostro Paese, 19 riguardano l’ambiente. Dalla gestione dei rifiuti alla qualità dell’aria, 5 sono stati i casi imputati all’Italia nel 2015.

Delle 91 procedure di infrazione europee a carico del nostro Paese, 19 riguardano l’ambiente. Dalla gestione dei rifiuti alla qualità dell’aria, 5 sono stati i casi imputati all’Italia nel 2015.

L’ambiente è il tema più ricorrente rispetto alle 91 procedure di infrazione intraprese dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia. Si rileva, infatti, dal 2003 ad oggi la presenza di 19 infrazioni, di cui 17 casi di violazione del diritto dell’Unione e 2 di mancato recepimento delle direttive europee. 

Nel 2015, sono stati rilevati 5 casi di messa in mora ad sensi dell’Art. 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).
Il caso più recente, registrato all’interno della banca dati del Dipartimento di Politiche europee, riguarda la direttiva 2008/98/CE, che impone alle Regioni di istituire dei piani di gestione dei rifiuti e agli Stati membri di approvarli e di aggiornarli ogni 6 anni. La Commissione Europea ha rilevato diverse inadempienze dalla maggior parte delle Regioni e Provincie autonome italiane.
Imputata all’Italia anche l’infrazione della cosiddetta direttiva “Habitat” (direttiva 92/43/CEE) riguardante la conservazione degli habitat naturali e semi-naturali e della flora e della fauna selvatiche. Si tratta della mancata designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e mancata adozione delle misure di conservazione. Anche in questo caso, come per la questione dei piani di gestione dei rifiuti, si è trattato di assenza di coordinamento tra Stato e Regioni.

Un altro caso registrato lo scorso anno riguarda il tema della qualità dell’aria, riportato nella direttiva 2008/50/CE relativa all’obbligo di rispettare i livelli di biossido di azoto.
Gli altri due episodi rilevati nel 2015 si riferiscono, invece, al mancato recepimento di direttive europee. Si tratta della direttiva 2013/56/UE riguardante la presenza di cadmio e mercurio all’interno di pile portatili ed accumulatori. E del caso di infrazione per mancato recepimento della direttiva 2014/77/UE relativa alla qualità della benzina e del combustibile diesel.
Il tema dei rifiuti è piuttosto ricorrente rispetto alle 19 violazioni registrate dal 2003. E tra le procedure di infrazione risaltano due casi particolarmente seguiti dalla stampa nazionale, ovvero l’emergenza rifiuti a Napoli e i livelli di inquinamento dell’Ilva di Taranto.
Lo scorso anno l’Italia ha pagato un ammontare complessivo di 150 milioni di euro.

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