In Turchia la prima città alimentata a pistacchi

La Turchia investe nell’energia green e progetta di costruire una nuova città ecologica di 200mila abitanti scaldata dalle bucce dei pistacchi. L’idea, avanzata da un team francese, porterà alla produzione di energia pulita e quasi illimitata.

di Daniela Buongiorno

La Turchia investe nell’energia green e progetta di costruire una nuova città ecologica di 200mila abitanti scaldata dalle bucce dei pistacchi. L’idea, avanzata da un team francese, porterà alla produzione di energia pulita e quasi illimitata.

Gusci di pistacchi utilizzati come combustibile ecologico. È il progetto che sta nascendo nel sud della Turchia, in un’area di 3.200 ettari tra la città di Gaziantep e Kilis, al confine con la Siria e che porterà alla nascita della prima green city scaldata da pistacchi. Il centro ospiterà circa 200mila abitanti che si riscalderanno bruciando la parte del pistacchio meno nobile e non commestibile. Un lavoro svolto nelle centrali a biomasse che permetteranno una produzione di energia pulita e quasi illimitata.

La buccia del pistacchio si è infatti rivelata un’ottima biomassa per produrre energia con cui climatizzare gli edifici. Una ghiotta opportunità per la Turchia, terza a livello mondiale nella produzione di pistacchi. Solo nel 2013 ne ha esportate 6.800 tonnellate. La varietà dei pistacchi che saranno utilizzati nella centrale a biomasse si chiama Antep ed è la fonte di guadagno su cui la città di Gaziantep basa la propria economia regionale.

L’idea di alimentare un’intera città turca con i pistacchi nasce dalla società francese di ingegneria ambientale Burgeap che ha pensato di utilizzare i gusci scartati dalla produzione come combustibile per ottenere biogas e quindi una forma di energia pulita.

Gli studi del team di ingegneri hanno dimostrato che il potere calorico di un Kg di pistacchi è pari a 19,26 megajoule al chilogrammo. Il valore calorifero della biomassa è sufficiente per alimentare (sia in fase di riscaldamento che di raffrescamento) 55 ettari di edifici, equivalenti ad un’intera città. In termini economici, comporterebbe un taglio dei costi energetici domestici del 50-70%, un risparmio di circa 6 miliardi di dollari l’anno.

Entro il mese di maggio il comune di Gaziantep riceverà lo studio di fattibilità del progetto, per passare poi alla fase operativa che potrebbe concludersi in soli 5 anni. La nuova città, di cui non si conosce ancora il nome, rappresenterà un modello di urbanizzazione a basso impatto ambientale. Oltre ad essere alimentata grazie alla biomassa prodotta dai pistacchi, infatti, l’amministrazione comunale doterà tutti gli edifici di pannelli fotovoltaici, di sistemi per il corretto smaltimento dei rifiuti, di un bacino di raccolta e recupero delle acque piovane, di un impianto per il trattamento delle acque grigie: si trasformerà in una vetrina dedicata alla progettazione urbana sostenibile.

La sperimentazione green di Gaziantep è in realtà già iniziata con la costruzione di una serie di bioarchitetture ad alta efficienza che si sono aggiudicate numerosi riconoscimenti a livello internazionale. Primo fra tutti, il green building che lo scorso anno è stato premiato con la certificazione del Passive House Institute, istituto tedesco l’unico al mondo in grado di rilasciare una certificazione ecologica riconosciuta a livello globale.

Un’abitazione di 320 mq del tutto autonoma dal punto di vista energetico: dotata di tubature sotterranee che la riscaldano o la raffreddano sfruttando la temperatura naturale del sottosuolo, muri spessi 40 centimetri, finestre a triplo vetro e tetti verdi. Inoltre i suoi innovativi pannelli solari producono una notevole quantità di energia e l’impianto idrico sfrutta l’acqua piovana e depura le acque reflue rendendole riutilizzabili.

Una casa di questa portata, in grado di raggiungere un così elevato livello di efficienza energetica, ha anche notevoli costi iniziali. Costi però che saranno ammortizzati in pochi anni grazie al totale risparmio energetico. Un modello di urbanizzazione sostenibile che potrebbe risolvere la dipendenza della Turchia dall’energia elettrica dell’estero (circa il 75% l’anno).

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