Il panorama nazionale della gestione dei rifiuti nel Rapporto l’Italia del Riciclo

Secondo la Commissione Europea, l’industria del riciclo è al centro della transizione verso l’economia circolare: con un’analisi puntuale di tutti i principali comparti produttivi, il Rapporto l’Italia del Riciclo illustra la situazione nazionale.
 

 
Secondo la Commissione Europea, l’industria del riciclo è al centro della transizione verso l’economia circolare: con un’analisi puntuale di tutti i principali comparti produttivi, il Rapporto l’Italia del Riciclo illustra la situazione nazionale.
 
Nel 2014 in Italia, l’industria del riciclo ha concretizzato un aumento delle percentuali di materiali avviati al recupero in tutti i principali comparti produttivi: in risalto il settore degli imballaggi che raggiunge in media il 66% e registra un incremento nella raccolta differenziata di carta, plastica e vetro. Tra i rifiuti urbani, la frazione organica riciclata si attesta intorno al 43%, si evidenziano, invece, spazi per migliorare le performance di recupero nei settori del RAEE, dei pneumatici e dei rifiuti pericolosi.
 
Questi gli elementi principali emersi dal Rapporto L’Italia del Riciclo 2015, documento a cura di FISE Unire e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che quest’anno, oltre a fornire un quadro complessivo sul riciclo dei rifiuti in Italia, inidirizza l’attenzione su due tematiche specifiche: le attività di import ed export del settore e la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR).
 
Per quanto concerne la movimentazione dei rifiuti urbani e speciali, i dati dello studio parlano di 5,9 milioni di tonnelate, (Mt), per l’import e di 3,8  Mt per l’export. Osservando i flussi in entrata, l’import è costituito soprattutto da metalli e va interpretato come aumento dell’approvvigionamento dell’industria italiana di materie prime derivate dai rifiuti. Per i flussi in uscita dall’Italia, invece, il valore delle esportazioni risulta legato principalmente ad attività di trattamento e processi termici ed è da attibuire alla mancanza di interventi per l’efficientamento e al deficit impiantistico, soprattutto per la gestione dei rifiuti pericolosi.
 
Interessante aspetto per il dibattito italiano sui rifiuti, è anche il secondo approfondimento del Rapporto sull’ EPR: uno strumento di politica ambientale che è stato imposto dall’UE in diversi settori produttivi, come quello delle batterie, delle apparecchiature elettriche e delle automobili. In questi campi, si prevede l’obbligo di adottare programmi per la prevenzione dei rifiuti e per migliorare la progettazione dei prodotti per favorirne la riparabilità, la riciclabilità e la durabilità. Nel settore degli imballaggi invece, piuttosto che di norma coercitiva, si parla di “responsabilità condivisa”, un’insieme più blando di oneri, che non prevede contributi economici o sanzioni, ma che però può far da leva per la creazione di efficaci sinergie tra i vari settori industriali.
 
Puntando sull’apertura di nuovi mercati, sull’innovazione degli impianti e sulla creazione e applicazione di nuove normative, in Italia puo’ essere portato avanti un piano di sviluppo a lungo termine che coinvolga tutta la filiera dei rifiuti e che crei sempre maggior valore per tutte le imprese coinvolte. – afferma Letizia Nepi, segretario FISE UNIRE –  A livello nazionale, bisogna creare subito un sistema di controllo dinamico che contrasti i flussi illegali e consenta un allineamento tra le performance delle diverse regioni. Di sicuro c’è tanto lavoro da fare – conclude – pertanto, rivolgiamo un invito alla politica per svillupare tutte le potenzialità del settore”.

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